Categorie
comunicato stampa

Comunicato Stampa del 09.09.2022

Il grido di allarme che da più parti si è levato le scorse settimane sulla sanità marchigiana, e quella locale, purtroppo rientra nel copione scritto della progressiva destrutturazione del sistema sanitario pubblico. Medici per coprire i turni non solo nei reparti, ma nei servizi di emergenza. Infermieri e personale di supporto, e di tute le altre professioni sanitarie, ridotto all’osso costretto a passare al solito un’estate difficile fra riduzioni d’organico e turni pesanti. Servizi e posti letto, come l’offerta della diagnostica, ormai sono allo stremo, in un quadro di sofferenza cronica.

Appellarsi alle forze politiche e alle istituzioni locali, è più una pia illusione che non uno strumento concreto di risoluzioni. Sindaci e amministratori locali possono poco nei riguardi della difesa della salute del cittadino sempre più delegata al mercato. La politica, quella della corsa alla poltronissima 2022, poi potrà ancora meno. Capirai, in campagna elettorale dove si promette tutto e non si mantiene nulla. Le Marche inoltre hanno il futuro segnato dalla futura ristrutturazione sanitaria, ispirata al brillante sistema lombardo – che ha eccelso nei mesi pandemici – e teso alla privatizzazione tutta. Già ad Ascoli è nato un Pronto soccorso in miniatura, privato, pronto a risolvere le piccole cose ed evitare affollamenti. In giro più di una struttura sanitaria ha dato in gestione questo o quel servizio diagnostico, riabilitativo e di degenza al privato di turno. Le sorti dell’ospedale di Jesi sono destinate a peggiorare, a meno che lavoratori e cittadini non facciano sentire le ragioni della tutela della salute e della qualità del lavoro.

La chimera della sanità del territorio si rivelerà presto tale in quanto ha bisogno di soldi, operatori, risorse, e servizi che sono stati sistematicamente negati per decenni alla sanità pubblica, e quindi … E quindi forse il prode assessore alla sanità delle Marche, proverà a trasformare ulteriormente i servizi come hanno tentato di fare in Lombardia, dividendo l’offerta sanitaria pubblica in gestori ed erogatori: in pratica aprendo alla privatizzazione selvaggia del settore. Nella regione di Milano il piano, fino ad oggi, non è passato. Chissà, forse nella nostra regione la destra rampante riuscirà dove altri hanno fallito. Conclusione. Se si vogliono servizi, posti letto, operatori sanitari, e coperture sanitarie, oggi come oggi non basta neanche più mendicarle. Bisogna conquistarle, rivendicando il diritto alla salute, contro la menzogna ideologica del profitto.

FAI – Federazione Anarchica Italia
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Categorie
comunicato stampa General

L’Italia in una regione

Le Marche come laboratorio della destra regionale, pronta al governo nazionale. La notizia, dopo il comizio di apertura della campagna elettorale, fatto ad Ancona da Giorgia Meloni, rimbalzata sui media segue la stessa scia melmosa e nera dei fattacci razzisti, con l’omicidio di Civitanova e quello passato di Fermo e a molti altri episodi simili (Traini a Macerata nel 2018). Come se non bastasse c’è un diritto all’aborto, sempre meno garantito, come in altre regioni amministrate dalla destra (Umbria, Abruzzo). Come sempre, si riafferma l’adagio: “Marche, l’Italia in una regione”.

Al di là delle sparate preoccupanti della destra sub-fascista (perché sotto, sotto … ma manco più di tanto) nulla di nuovo sotto il sole e se davvero le Marche sono il modello da cui trarre ispirazione per il governo del paese, la situazione è preoccupante. Nel lunghissimo tempo passato sotto l’ala democristiana, la regione era l’esempio portante del modello del lavoro (metalmezzadro) con l’immedesimazione totale dell’operaio con l’azienda in un contesto di piccola e media impresa che contava fortemente sul sostegno del territorio. Un modello che ha creato profitto, qualche beneficio, e sfruttamento a piene mani lungo un sentiero di sviluppo destinato ad arrestarsi, e, dopo almeno tre sofferti decenni, arrivato ora al capolinea.

Le Marche attualmente vivono una fase di recessione produttiva forse irreversibile. Tutti i suoi principali settori industriali di punta sono in crisi: calzaturiero, manifatturiero, mobilifici, etc. Il turismo? Pia illusione di amministratori buoni solo ad elargire soldi pubblici per profitti privati. Sul piano dei servizi la sanità è stata progressivamente tagliata, e l’istruzione pubblica da tempo è solo un momentaneo parcheggio o per la disoccupazione o per l’emigrazione. Tutto questo è stato fatto dal centro sinistra, o meglio dal centro e dalla sinistra che hanno governato per anni e il centro-destra potrà solo peggiorare la situazione. La sanità verrà riformata seguendo l’esempio della Lombardia (si, proprio la regione che è crollata sotto l’onda del covid). La crisi economica e il taglio dei servizi verranno addolciti da una contrazione dei diritti per i più deboli, come per le case popolari tolte agli immigrati e da qualche sparata populista.

Se la destra grida parole d’ordine brutte, vuote e false lo fa per accaparrarsi voti seguendo la scia del prodotto elettorale meglio offerto da tutti: la paura, per il deviante, l’immigrato, il povero (FdI, Lega e FI), la sinistra la segue sullo stesso terreno, agitando lo spettro del fascismo montante (PD e cespugli a seguire). L’italianissma Giorgia parla ad una generazione di frustrati che ha bisogno di un capro espiatorio su cui sfogarsi per autoassolversi: non c’è lavoro, meglio prendersela con gli immigrati piuttosto che con i padroni o con un sindacalismo concertativo. Ho mio figlio o mia figlia con qualche chilo in meno o in più, come influisce in questo caso la famiglia? C’è bisogno forse di un reddito che permetta di mangiare meglio ed avere più tempo per sé? L’ignoranza porta invece a sperare nel santone psichiatrico, con le catene, o nel centro sportivo, privato e sovvenzionato da soldi pubblici, o della comunità di recupero o …

Dietro ogni slogan fascistoide della destra c’è solo la necessita` di mascherare una realtà che potrà solo che peggiorare ed un futuro in cui i profitti di pochi aumenteranno. I diseredati, i dimenticati dalla sinistra, che voteranno a destra ovviamente, non vedranno alcun cambiamento in meglio. Ma del resto ci sono abituati, la stessa cosa è accaduto per anni votando a sinistra.

La storia insegna: quando la sinistra insegue i padroni, si fa liberale e istituzionale, poltronara e chiacchierona, apre le porte alla destra, sperando, ingenuamente che questa venga schiacciata dalla relatà che non sa gestire perché stupida, arrogante e profittatrice. Illudendosi. Già è successo una volta in questo paese, ed è stata una tragedia. La storia quando si ripete assume i toni della farsa, ma a noi costerà sicuramente cara ugualmente.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Comunicato stampa del 02.08.2022

Categorie
comunicato stampa

Vittime della societa`

Una societa` non risulta povera soltanto perche` la maggior parte della popolazione non ha un reddito sufficiente a sopravvivere. Siamo sempre piu` poveri perche`, oltre ad avere meno denaro in tasca, abbiamo sempre meno possibilita` di migliorare il nostro futuro e quello di chi verra` dopo di noi.

Del resto l’economia corre veloce, e per non farsi schiacciare oggi, troppo spesso siamo obbligati a rinunciare ad una istruzione adeguata, ad una sanita` pubblica efficace ed efficiente, a tutti quei servizi che nel tempo possono rendere la societa` di cui facciamo parte piu` giusta, perche` ci consentirebbe di alzare lo sguardo verso gli altri intorno a noi.

Alika sara` invece l’ennesimo sacrificio umano inutile sull’altare di una societa` povera, ignorante e violenta. Ce ne dispiace per la famiglia e per i suoi cari, per le comunita` di immigrati di questo e di tutti i paesi, e per ogni sfruttato di questo presente che sa di essere un… Alika, come tanti, vittima non tanto di un alienato mentale, ma di un sistema becero che schiaccia tutto e tutti, offrendo soluzioni dal respiro corto e malsano. Facile che qualcuno spaccera` per proposta innovativa l’internamento manicomiale, mentre altri si stracceranno le vesti in nome delle verita` sociali, dimenticando i propri fallimenti ed incapacita` dirigenziali. Al supermercato della politica stracciona e viscerale, ognuno provera` a piazzare il proprio prodotto, di notizia in notizia, come sciacalli dell’informazione.

Eppure la politica, per gli sfruttati di sempre, per i neri di ogni colore, non e` mai stato un prodotto da dover ordinare in qualche piattaforma online, e` gia` presente in ciascuno di noi quale espressione del fare e decidere insieme, per questo non puo` bastarci l’ennesima manifestazione in strada (col rischio di placare solo pelose coscienze), non puo` bastarci una giusta e necessaria protesta e solidarieta` per ricordare Alika, perche` ogni giorno abbiamo vittime da difendere e rivendicare: sul lavoro e in guerra, sulle strade e nei servizi negati. Questa societa` deve essere profondamente cambiata, non si puo` piu` restare soli di fronte alla violenza dell’odio e del profitto, bisogna ricominciare a dare una risposta collettiva ai problemi quotidiani, difendersi da essi in modo organizzato, non cedere alla paura e allo sconforto. Questa societa` e` fatta da chi lavora e lotta ogni giorno, ama e vive con gli altri, spera e sogna un mondo dove i propri figli non vengano portati via dalle miserie generate dai signori del potere politico ed economico.

Qualcuno puo` continuare a vivere a Civitanova quale espressione di una provincia meschina e crudele, uguale ai luoghi in cui vivono i patrioti “figli d’Itaglia”, forti con i deboli e deboli con i forti. Qualcuno deve continuare a vivere a Civitanova quale espressione di un mondo che non puo` piu` essere rubato e violentato da nessun dio della guerra, da nessun duce della politica, da nessun padrone.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
Sez. “M. Bakunin” – Jesi
Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Comunicato stampa del 3 agosto 2022

Categorie
comunicato stampa

Lavoro, un passo avanti e tre indietro. Comunicato Stampa

La vicenda della Caterpillar, con l’acquisizione da parte del gruppo IMR, sembra essersi conclusa nella maniera più indolore possibile. Poco più di un centinaio di lavoratori verranno reintegrati, possibilità di nuove assunzioni in futuro e mantenimento di uno stabilimento industriale utile allo sviluppo della zona. Nonostante tutto c’è poco da festeggiare in generale. In questi ultimi anni sono troppe le aziende che hanno chiuso i battenti (es. la Liomatic ha mandato a casa una cinquantina di dipendenti) e le prospettive future non promettono nulla di buono. Mentre sembra affermarsi il pessimo modello Amazon fatto di precariato, sfruttamento, salari bassi e umiliazioni, tramonta il modello marchigiano del lavoro, che non era certamente fra i migliori. L’ex-Antonio Merloni chiude mandando definitivamente a casa quasi mezzo migliaio di lavoratori e facendo arretrare ad un’economia residuale da Stato Pontificio tutta l’area fabrianese. L’ennesima prova di un’arroganza padronale che può impunemente fare il bello e il cattivo tempo, e di una incapacità della classe politica di poter tutelare gli interessi dei lavoratori, della collettività, dei più fragili.

Una classe politica buona a montare sul carrozzone delle lotte operaie per avocarle a sé quando sono vincenti o abbandonarle quando vengono sconfitte. Una classe politica che si preoccupa fra le stanze del palazzo di creare contenitori vuoti (vedi vicenda Assam), senza sostegni finanziari, utili solo per esercitare il buono e sano clientelismo di sempre. Per poi magari andare a festeggiare durante la movida o una fiera o una festa qualsiasi in città rese enormi dormitori pubblici, incipriate di quando in quando per ospitare spettacoli e eventi di vario genere che non apportano nulla sul piano strutturale, economico e culturale. Una classe politica che è già pronta a privatizzare ulteriormente il servizio sanitario regionale, spezzettandolo in tanti tronconi funzionali al citato clientelismo e all’onnipresente profitto.

La salute dei cittadini? Residuale e monetizzata. La chiusura del polo di Fabriano grida vendetta, considerando che, nel bene e nel male, la città, i suoi abitanti, e l’area circostante hanno rappresentato la storia della classe operaia italiana nel mandare avanti “la baracca” e nel rivendicare i diritti. Che dire! Per qualche posto di lavoro salvaguardato – di cui siamo lieti – molti di più vengono spazzati via. Vero è che la lotta paga e, sia a Fabriano sia in altri siti, questo è di insegnamento: non rinunciare a nulla, rivendicare diritti e lavoro, e non fidarsi dei chiacchieroni di sempre.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Categorie
comunicato stampa

La meglio gioventù

Un incidente, ha strappato via Giuseppe alla vita, ai suoi 16 anni, studente tirocinante, mentre stava tornando a casa alla fine di una giornata di lavoro. Il ministro dell’Istruzione ha detto che Giuseppe non è stato vittima dell’alternanza scuola-lavoro, dato che stava espletando un corso di formazione. Una misera risposta, peggiorata dal fatto che poche settimane fa un altro ragazzo, nell’alternanza scuola lavoro – Lorenzo di 18 anni – ha perso la vita. Una brutta risposta istituzionale, sottolineata per contrasto dalla grossolaneria dei rappresentati sindacali nel non saper distinguere l’infortunio in itinere (cioè che avviene quando ci si sposta per raggiungere o lasciare la sede di lavoro) dall’infortunio in strada (che avviene mentre si è in orario di lavoro ma ci si trova fuori sede), in un paese in cui il numero dei morti sul lavoro supera la media di tre al giorno, in un paese in cui l’istruzione pubblica è stata distrutta da decenni di tagli.

Non è stata una fatalità ad uccidere Giuseppe e Lorenzo. La loro vita doveva essere dedicata alla crescita personale, alla conoscenza individuale, alla formazione di individui autonomi e liberi; ed invece sono state le ennesime vittime sacrificali sull’altare del profitto. I media nazionali ora piangono ipocritamente la morte di due ragazzi, ma già da domani sono pronti a riempire pagine di immondizia scagliandosi contro la gioventù bruciata che nelle serate della movida si scatena nei centri storici. E che altro potrebbero fare? Quale alternativa hanno i giovani uomini e le giovani donne di questo paese privati di una formazione valida, di un lavoro sicuro, di un futuro da costruire. Intanto la risposta al disagio giovanile si manifesta in manganelli (e manganellate), spray al peperoncino e telecamere da grande fratello.

Gli analisti mostrano come proprio i giovani siano le prime vittime della pandemia in atto, chiusi in un cerchio di alienazione, spesso mostrati come capro espiatorio di contagi altalenanti, quando in realtà questi sono dovuti al malgoverno della salute pubblica. Senza luoghi di socialità, indirizzi di formazione, sicurezze lavorative e di reddito, i giovani vengono schiacciati in una condizione di precariato crudele. La stessa in cui vive la generazione fra i trenta e i quaranta anni. La stessa che subiscono gli ultimi della terra nelle corsie ospedaliere prive di ospedale, nelle zattere dei migranti, nelle discriminazioni di ogni tipo. Mentre i venti di guerra soffiano in Europa, la morte di un ragazzo è l’atto di accusa verso una società che in nome del profitto esalta l’alienazione tossica e la forza guerriera mostrata in strenne filmiche che parlano di eroi di ogni tipo, falsi e stupidi come può essere solo il potere che li genera.

Le morti dei due giovani, e quelle sul lavoro, e quelle legate ad ogni forma di sfruttamento, gridano giustizia. Alzano la voce della verità che ricorda come formazione non significa sfruttamento, istruzione non vuol dire indottrinamento, socialità non è uguale ad alienazione. Il motto fascista di “libro e moschetto” mostra oggi la sua espressione più avanzata, ma meno appariscente di una società che ci vuole tutti come carne da triturare nella macchina capitalista. Opporsi a tutto questo a livello individuale è il primo passo, cui segue organizzarsi collettivamente e rivendicare una società più giusta, una vita da costruire, un’età che rappresenti la meglio gioventù.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle