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Il mondo che stanno preparando

Le mosse degli Stati Uniti non dovrebbero stupire nessuno: l’imperialismo americano non nasce oggi ma affonda nella vecchia convinzione di sentirsi “eccezionali”, moralmente superiori e chiamati a guidare il mondo. Dietro agli slogan ricivettati dai media sul ritorno della dottrina Monroe si nascondono interessi materiali che conosciamo bene: risorse, mercati, tecnologia, supremazia militare. La crisi in Venezuela è solo l’ennesima tappa di un progetto di avvicinamento allo scontro globale, che non consiste solo nella sequela di conflitti più o meno vicini a casa, da quelli più seguiti nei momenti di maggior clamore, come l’Ucraina o la Palestina, a quelli sempre rimasti sotto traccia, di serie B, ma consiste piuttosto nell’agitare un mercato saturo, stanco, e di ridare fiducia ed entusiasmo ad una economia globale discostando l’attenzione della società prossima all’orlo del precipizio ambientale. Una soluzione facile e trasversale, e la paghiamo noi, ovviamente, non chi decide.

E mentre si bombarda altrove, qui si prepara il terreno: tagli allo stato sociale, paura, patriottismo d’accatto e retorica militarista, perché a qualcuno serve che restiamo l’uno contro l’altro, impauriti, zitti e produttivi. E nel frattempo cosa succede agli altri poveri diavoli come noi in terre di conflitto? Muoiono o fuggono, mentre i soliti pochi continuano ad arricchirsi ed a vivere in un’altra dimensione (economica, fisica e mentale) totalmente distaccati dalla realtà che viviamo noi. A loro non interessa il nostro lavoro, né la nostra salute, né la nostra libertà. Interessa che continuiamo a generare valore. E allora la domanda è semplice: se non noi, chi difenderà ciò che resta del lavoro, della libertà e dell’umanità? Pensiamo davvero che lo farà una classe politica che campa di autoconservazione e che non manca mai di consegnare i nostri soldi e le nostre speranze al miglior offerente? Pensiamo davvero che lo faranno l’indignazione e la frustrazione sfogate sui social?

Siamo dentro una fase storica in cui sono saltate le barriere di autodifesa dei popoli. Si sta smantellando ciò che conoscevamo come stato sociale e si sta preparando un assetto economico che considera “normale” la guerra, perché la guerra è uno dei pochi motori di profitto che non si inceppa mai. Qui torna utile un pensiero che la storia ha provato a cancellare: l’anarchismo cresciuto dentro le lotte dei lavoratori, degli sfruttati del secolo scorso, che ci ricorda che il mutuo appoggio non è una fantasia romantica, ma la condizione reale per vivere senza padroni e senza eserciti. Che la solidarietà non è debolezza, ma difesa collettiva. Che la libertà non è concessa dall’alto, ma costruita dal basso o non esiste. Non abbiamo bisogno di eroi, ma di persone che smettano di sentirsi sole, uniti possiamo cambiare questo mondo per renderlo migliore. Perché se non lo facciamo noi, non lo farà nessun altro.

FAI – Federazione Anarchica Italiana

Sez. “M. Bakunin” – Jesi

Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

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comunicato stampa General

Contro il clima d’odio e le false soluzioni: per un territorio libero e solidale

Denunciamo con forza il clima di ostilità che si è diffuso nel dibattito pubblico, locale e nazionale. Un clima alimentato da slogan, contrapposizioni sterili e dinamiche da “tifoseria”, che nulla hanno a che fare con le necessità reali della popolazione.

L’atto vandalico contro l’insegna sulla sicurezza stradale nella cittá di Jesi, dove appare l’immagine in silhouette di una donna con passeggino che attraversa la strada – con il burqa? Senza burqa? Queste le speculazioni scatenanti la polemica nel dibattito pubblico cittadino sfociate poi nell’atto vandalico – , è l’inevitabile risultato della speculazione sull’ignoranza diffusa, coltivata in anni di politica a basso costo da parte degli esponenti di chi governa il belpaese, difficilmente arginabile senza una ricostruzione paziente ma risoluta, dal basso, che coinvolga tutti perché realmente necessaria a tutti, fuori dai riflettori ma mai in silenzio, soprattutto in un periodo storico come questo, dove il mondo, nel 2025, è segnato da un numero record di conflitti armati attivi mai registrato dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Secondo l’Institute for Economics and Peace, sono attivi 59 conflitti tra Stati, mentre l’Uppsala Conflict Data Program (UCDP) ne conta 61, coinvolgendo direttamente o indirettamente almeno 92 Paesi e costringendo oltre 100 milioni di persone a migrare a causa delle violenze. Noi saremo sempre dalla parte dei popoli che subiscono le decisioni dei governi che giocano alla guerra senza considerare l’enormità delle conseguenze per le persone.

In questo clima di odio e fanatismo politico nessuno può ignorare la strage di civili in Palestina, che sta facendo morire un popolo di fame e disperazione. Non servono gli anarchici per richiamare i principi fondamentali delle religioni, ma chi si definisce cattolico in Occidente dovrebbe rileggere la propria dottrina. La maggioranza del mondo desidera un futuro di equità, pace e prosperità, ma i giochi politici dei potenti ritardano continuamente questo obiettivo, assicurando ai pochi ricchezza e influenza senza precedenti.

Nel mentre, noi che viviamo nell’Occidente che decide la sorte del resto del mondo, viviamo in una società che sta progressivamente strangolando i cittadini con un peso economico insostenibile. Il caro vita continua a crescere, mentre salari e pensioni rimangono stagnanti o arretrano. Il lavoro, quando c’è, è spesso precario, sottopagato e frammentato; chi possiede un contratto stabile deve affrontare turni estenuanti, straordinari malpagati, trasferte forzate e orari incompatibili con una vita degna, mentre chi cerca occupazione si scontra con un mercato chiuso e selettivo, incapace di garantire dignità e continuità.

La chiusura di interi distretti produttivi ha impoverito le comunità, costringendo i pendolari a spostamenti sempre più lunghi e costosi. Il trasporto pubblico inefficiente amplifica queste difficoltà, mentre la sanità pubblica, colpita da tagli e privatizzazioni, lascia scoperti i cittadini più fragili.

A queste difficoltà si aggiunge una riforma scolastica che, con il progetto di esternalizzare la formazione agli Istituti Tecnologici Superiori (ITS Academy), crea una separazione tra classi sociali. I licei manterranno il percorso di cinque anni, mentre gli istituti tecnici e professionali passeranno a quattro anni di scuola più due anni di formazione esternalizzata. Questo modello non forma persone complete, ma lavoratori “adatti al mercato”, sacrificando lo sviluppo umano e culturale in nome di una produttività immediata e precaria. Una società costruita così rischia di diventare un vero e proprio “macellaio sociale”.

Le “facili ricette” del governo non fanno che alimentare il clima di ostilità e impedire un reale progresso sociale. Solo costruendo comunità autonome e solidali possiamo sottrarre la società alla rassegnazione e all’odio, affrontando concretamente le sfide di lavoro, sanità, istruzione, mobilità e coesione sociale.

Dobbiamo unirci nella costruzione di un territorio libero, giusto e solidale, dove i diritti fondamentali siano rispettati, le risorse distribuite equamente e la multiculturalità riconosciuta come risorsa indispensabile per la vita della comunità. Solo allora, chissà, ci si potrà concedere il lusso di perdere del tempo prezioso dietro a queste vacue polemiche di provincia, dove i soldi, quelli che mandano l’acqua all’insù, non ci sono mai.

Garantire un futuro degno e sostenibile per chi oggi è costretto a sopravvivere e per le generazioni che verranno, questo e` il mandato politico che ognuno di noi deve sostenere ogni giorno, a casa, in fabbrica, negli ospedali e nelle scuole, senza chiedere voti e consensi a nessuno.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
Sez. “M. Bakunin” – Jesi
Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle
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comunicato stampa

IMR, questo è il momento di non lasciarli soli

Un altro natale amaro per tante famiglie che stringono di nuovo la cinghia di fronte alla deindustrializzazione che non fa sconti a nessun settore.  Beko, Giano ma anche Moncaro, e tutte quelle fabbriche in cui gli operai da anni subiscono, a colpi di cassa integrazione, esuberi, futuri incerti.

In molti plaudevano ad una vittoria per la vendita e riconversione dello stabilimento Caterpillar, dopo un periodo di lotta intenso e partecipato dalla comunità jesina. In cuor nostro speravamo anche, che in fondo, eravamo noi a sbagliarci, che sarebbe andato tutto bene seppure tra mille difficoltà.

Purtroppo invece oggi è arrivato il giorno in cui l’attenzione catalizzata
della politica locale e dei riflettori nazionali non sono più a disposizione, gli operai non hanno un presidio da poter difendere, le famiglie si sono spaccate, chi ha potuto si è costruito un’altra opportunità di vita.

Ed il sindacato giustamente chiede alla politica di fare la sua parte, di rispettare almeno lei la necessità strategica di mantenere asset e posti di lavoro nel paese. Chissà se la maggioranza in regione o addirittura il governo riuscirà a girare di nuovo la frittata puntando il dito verso i sindacati, intanto l’attesa di avere risposte si protrarrà fino al 7 gennaio, data in cui è previsto un incontro in regione.

A noi non interessa trovare un colpevole a questo ennesimo natale amaro, perché è un fatto che di fronte a tutto questo ci troviamo impotenti.  Vogliamo però sottolineare due cose:

Oggi più che mai dobbiamo stringerci attorno ai lavoratori che si trovano in difficoltà e da soli

Domani dobbiamo costruire e tramandare una base di rivendicazione solida nei luoghi di lavoro che ancora reggono, capace di farsi carico di una contrattazione efficace senza doverci fidare di questo o quel golden power, di un governo buono o competente.

Vogliamo una vita migliore per tutti, senza sventolare vittorie o piangere sconfitte.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
   sez. “M. Bakunin” – Jesi
   sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle
Comunicato stampa del 23 dicembre 2024
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comunicato stampa

Licia Rognini Pinelli

La mattina dell’11 novembre se n’è andata Licia Rognini, vedova di Giuseppe “Pino” Pinelli.
Ci uniamo al cordoglio dei tanti compagni che stanno ricordando la sua esistenza spesa per affermare una verità, quella dell’omicidio di Pinelli e della sua innocenza, che inevitabilmente ha comportato un profondo impegno e responsabilità verso il movimento e verso la vita politica del Paese da lei sempre sostenuti con fermezza; quell’impegno ad una “ordinaria” quotidianità che purtroppo spesso finisce sottotraccia, ma che ognuno di noi riconosce nei difficili momenti in cui ci troviamo di fronte all’ingiustizia ed al dolore.
Un abbraccio a Silvia, Claudia e a tutti quelli che le volevano bene.

FAI – Federazione Anarchica Italiana

sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle