Un altro mese si aggiunge nella lunga lista di feriti e morti sul posto di lavoro, senza che ci si
scandalizzi ormai più di tanto, a pochi viene in mente che la tanto decantata sicurezza sia
ancora da raggiungere, non bastano qualche legge e qualche autorità che la faccia rispettare.
Noi sappiamo bene come sono le autorità con le leggi per i padroni che diventano vaghe,
oppure opportunità da cogliere per sbarazzarsi di lavoratori scomodi, come quelli che
continuano la loro lotta dal basso per non far scontrare sicurezza sul lavoro e salubrità della
città . Posti di lavoro sempre minacciati di delocalizzare per trovare nuove e favorevoli
condizioni di impresa alle volte a scapito di altri lavoratori nei più disparati posti al mondo.
Chi parla di crisi prosegue ad arricchirsi andando ad investire in paesi in cui i
diritti, le assistenze sociali ai più deboli e la salvaguardia del territorio/ambiente sono
utopie. Da noi non andiamo molto meglio, nel “bel paese” i diritti vengono ridotti, si rimettono
in discussione le rappresentanze nelle aziende. le forze Sindacali venute fuori dalla pancia dei
lavoratori sfruttando la delega data loro, sembrano passare dalla parte del padrone. Niente
Scioperi,Niente Conflitti I lavoratori devono ripartire dall’autorganizzazione e riscoprire
la solidarietà, trovano ad intralciare il loro percorso di libertà le solite forze del capitale
sotto altri nomi. Gli sfruttati non troveranno nessuno ad attenderli nelle loro lotte
oltre a parolai ricchi di promesse e future poltrone politiche.
Nelle Marche ancora oggi ci sono centinaia di lavoratori che lavorano e non si vedono pagati
a fine mese, i lavoratori in nero sono in aumento, lo sfruttamento più oppressivo sta prendendo
campo. La fame di occupazione non può e non deve lasciare spazio al tutti contro tutti, chi non
ha occupazione va rispettato come e quanto chi ha già un posto di lavoro.
Categoria: controinfo
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vite infangate
Vite infangate
Quello che è accaduto nei giorni scorsi, in particolar modo a Chiaravalle e a Senigallia, meriterebbe di essere commentato in molti modi: tragedia annunciata, calamità innaturale, maltempo e malgoverno. Di fatto si ripete uno scenario già visto in passato e in tanti altri comuni d’Italia, di cui il quadro della situazione è stato reso benissimo da un servizio del TG3 nazionale del 6 maggio in cui tecnici ed esperti vari, più imbarazzati che convinti, passeggiando fra qualche cespuglio in riva al fiume, cercavano di propinare una verità tutta costruita, e il cui senso era più o meno che l’esondazione del Misa, a Senigallia, è stata dovuta ad una serie di cause e concause e che se gli argini non avrebbero ceduto a monte, la marea di fango avrebbe fatto danni ancora maggiori raggiungendo il centro città. Una verità difficile da dire a chi ha passato la domenica a spalare fango e a buttare via centinaia di migliaia di euro di mobilio, di cose, di vita quotidiana, di lavoro. Viene da chiedersi dove era la protezione civile. Prima. Quali i protocolli di intervento previsti e se realmente potevano essere risparmiati quartieri, abitazioni, negozi, magazzini, vite. Chi spalava domenica pomeriggio a Senigallia, a Chiaravalle e negli altri posti colpiti ha visto la protezione “civile” reale, quella che parte dal basso, dalla solidarietà immediata, dal tam tam fra le persone. Chi spalava ha sentito, a Senigallia, il rumore di un elicottero che sorvolava la città per portare una solidarietà tutta istituzionale più utile alle istituzioni che dovrebbero garantire la sicurezza del territorio che non a chi spalava via il fango. Come dire, le bugie delle logiche di potere e del profitto hanno le gambe corte, e prima ancora di dare la colpa sempre alla fatalità del tempo, esse sono destinate ad affogare in un fango di cui questo paese deve da tempo liberarsi.
F.A.I. – Federazione Anarchica Italiana
M. Bakunin – Jesi
F. Ferrer – Chiaravalle
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Comunicato stampa
Sabato 5 aprile prossimo, presso i locali del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” in Via Pastrengo2 aJesi, si terrà, per il ciclo “Letture per Lottare”, una cena sociale di sottoscrizione a favore dei profughi siriani vittime della guerra civile in corso. E’ la terza iniziativa fatta in città sulla Siria. Lo scopo è quello di rompere il tragico silenzio che da tre anni è calato sul paese e che vede opposti schieramenti fronteggiarsi sanguinosamente con il solo risultato di aumentare le tragedie della popolazione, costretta per fuggire alla guerra a trovare rifugio nei campi profughi dei paesi vicini.. Come in ogni guerra che si conosca. A partire dalle ore 18 si avrà la proiezione di materiali audio visivi e la testimonianza diretta di chi ha familiari ed amici nei campi profughi. Alle ore 20 la cena aperta a tutti. L’iniziativa è organizzata dall’insieme dell’associazionismo jesino che da sempre è abituato a confrontarsi su tematiche politiche e culturali di rilievo, e che vede coinvolti: Arci di Jesi e Fabriano,La Casadi Sergio, L’ANPI di Jesi, Spazio Ostello, Centro Studi Libertari, La casa delle Culture e l’Associazione Italia – Cuba di Senigallia.
Jesi, 2 aprile 2014
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RAGION DI STATO
Il 3 gennaio 1998 un aereo militare statunitense tranciava i cavi della funivia del Cermis in Val di Fiemme. Dissero che era un volo di addestramento, che fu una tragica fatalità. In realtà l’equipaggio stava “giocando” sui cieli italiani. Morirono 20 persone. I militari non furono processati né da un tribunale italiano, né da alcuno dei 5 paesi europei cui appartenevano le vittime. Nei fatti restarono impuniti.
Come fu per molti militari tedeschi che, durante la 2^ Guerra mondiale, seminarono morte e distruzione per mezza Europa per poi nascondersi in patria. I pochi che non riuscirono ad evitare le galere in qualche caso, tornarono a casa grazie a spericolate evasioni, o come fu per il colonnello Kappler, il responsabile della strage delle Fosse Ardeatine (335 vittime civili), fuggì grazie, qualcuno disse, al governo italiano.
Del resto anche i militari italiani che si resero responsabili di massacri in Africa o nei Balcani, rimasero impuniti, mentre lungo tutta la storia del ‘900 chi si è opposto alla guerra, ha disertato, ha rifiutato di uccidere in nome della patria, quando non veniva fucilato sul posto, era messo in galera o in manicomio, dimenticato per decenni. Non c’è nulla di strano in tutto ciò. Esistono due pesi e … molte misure. La ragion di stato, la salvezza della patria, l’onore, la gloria, gli interessi di mercato, del commercio, della finanza e delle banche passano sopra a tutti.
C’è una ragion di stato che domina, usa la retorica patriottarda per riempire pance e teste vuote, specie quando l’economia va male. Si trasformano assassini in eroi. Tutto pur di dimenticare i morti delle guerre armate e delle guerre economiche che mietono vittime fra i proletari.
In guerra, come in pace, c’è chi può permettersi di fare di tutto e chi invece può solo piangere i propri morti. Come le 81 vittime della strage di Ustica, ammazzate da un atto di guerra in tempo di pace e dalle menzogne dei militari. O come per i 12 morti e gli 88 feriti della strage della scuola di Casalecchio di Reno, sventrata da un aereo militare in avaria, privo del pilota messosi in salvo.
Ma è facile la retorica contro la guerra e i militari. Meno facile rendersi conto che sono l’espressione di una società altra, che non conosce regole se non quelle che si dà, e spazza tutto ciò che incontra nel suo cammino. Non c’è diritto che tenga, giustizia, pacifismo o democrazia. La ragione del più forte domina e giustifica ogni cosa: una strage, un incidente, le radiazioni di una costa turistica per ospitare una base di sottomarini nucleari o buttare bombe un po’ in giro per liberarsi di un carico pericoloso.
Come fu in Adriatico durante la guerra contro la Serbia, ad opera degli aerei della Nato. Molte le bombe a grappolo recuperate dai pescatori. In un caso quattro rimasero feriti, ma almeno non furono uccisi, perché è pericoloso il mestiere di pescatore, e si può morire. Non basta il mare, il lavoro, i rischi, può accadere anche di essere scambiato per un pirata ed essere ammazzato come un cane. Da uno sconosciuto. Da due sconosciuti, lontani, e che per questo molti diranno che hanno fatto solo il loro dovere. E’ la ragion di stato, che non coincide mai con quella dell’umana società.
F.A.I. Federazione Anarchica Italiana
Gruppo – M.Bakunin – Jesi
Gruppo – F.Ferrer – Chiaravalle
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8 Marzo nelle Piazze
In questa giornata si dovrebbero ricordare le morti e i soprusi subiti dal genere femminile in ogni contesto del nostro sistema sia sociale che lavorativo ma, invece di dare ascolto alle lotte con atti concreti, si spettacolarizza, si svuota di significati politici questa data. Le piazze si riempiono di “scarpe rosse”, fiori, flash-mob e balletti che poco hanno a che fare con le strade piene di manifestanti che pretendono libertà, sicurezze sociali e lavorative come asili e assistenza sanitaria. Scendere in strada ballando non cambierà le attuali condizioni di vita di milioni di donne, non rovescerà governi sessisti e dittatoriali come non lo farà l’espressione della protesta imprigionata nelle urne elettorali; la speranza che le nuove facce scese in politica a dirigere la vita altrui mantengano le solite promesse elettorali è vana. Da che mondo e mondo è il potere che distorce e corrompe ogni cosa e tutto quello che si è ottenuto è solo e soltanto il frutto del radicamento di lotte decise e coraggiose. Un particolare esempio ci viene dal nostro territorio dove la “vittoria” sul ripristino dell’interruzione volontaria di gravidanza all’ospedale cittadino, ha evidenziato che solo la spinta dal basso delle
gente, stanca della sufficienza con cui vengono affrontati i problemi, ha fatto scomodare chi, sicuramente a conoscenza della situazione, era rimasto sordo alle esigenze femminili. Chi più ha bisogno non viene mai rappresentato ed è evidente che se si auto-organizza senza guru o portavoce, portando avanti un pensiero collettivo, può e deve far valere le sue richieste a chi nelle poltrone al potere gli concede solo poche briciole. Ancora insieme uomini e DONNE per una lotta a cui partecipino tutti con le proprie capacità, senza che nessuno indichi una indiscutibile quanto improbabile verità da inseguire.
F.A.I. – Federazione Anarchica Italiana
Gruppo – M. Bakunin – Jesi
Gruppo – F. Ferrer – Chiaravalle
Centro Studi Libertari L.Fabbri