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Scuola e lavoro

Si chiamava Lorenzo Parelli. È morto nell’ultimo giorno di stage in fabbrica, ad Udine, schiacciato da una putrella. Aveva 18 anni. L’alternanza scuola lavoro ha mostrato il suo volto più feroce: quello delle vittime del lavoro, del profitto, di una politica tutta asservita all’ideologia liberista. Si è parlato più dell’elezione del presidente della repubblica, o di un tennista milionario, o dell’ennesima bizzarria anti-Covid del premier inglese che di un ragazzo che muore sul lavoro. Del resto fa poco notizia morire di lavoro, un po’ come di Covid, piano piano ci si abituata, dimenticando che sfruttamento e miseria, tragedie e lutti non sono questioni … degli altri, ma sono questioni sociali; di tutti.

Scuola e lavoro, come sanità e previdenza, sono gli aspetti dannati di una destrutturazione dello stato sociale che miete vittime fra i più deboli. Chissà se qualche figlio di qualche manager – tagliatore di posti di lavoro – resterà mai vittima di uno stage di alternanza fra scuola e lavoro. Difficile. Più probabile che si attiverà a licenziare operai e chiudere qualche fabbrica di più.

Eppure non tutti si arrendono alla bruttura del sistema. Qualche voce fuori dal coro si alza, ogni tanto, contro il depauperamento della scuola e contro l’offerta tossica della politica neoliberista che è la vacuità dello sballo della movida e la schiavitù di un lavoro precario a vita. A Jesi all’alternanza scuola lavoro è stato portato, ad esempio, un modello alternativo di scuola, che si fa carico del lavoro. Gli studenti dell’ITC Cuppari sono andati a trovare gli operai della Caterpillar in lotta per la difesa del posto di lavoro.

Un gesto significativo, che ha fatto il giro del paese, specie dopo il deludente incontro al MISE con l’azienda che ha confermato la sua linea vergognosa e indifferente alle sorti di 270 famiglie. Un cattivo inizio, che fa stracci anche delle preghiere dell’impegno del clero locale per essere vicino agli operai. Bastassero le preghiere per conservare diritti e lavoro, come anarchici ed atei, ci convertiremmo all’istante.

Nella realtà, la lotta della Caterpillar ha bisogno di ulteriori risorse e tempo per poter riuscire ad ottenere qualcosa di concreto per tutti. I politici locali, oltre le passerelle mediatiche, si attivino fattivamente per garantire reddito e futuro. Non c’è alternanza che tenga fra un modello schiavista del lavoro ed una scuola impoverita, ma ci sono mille alternative possibili per avere una società migliore dove a casa devono tornare gli studenti dopo la scuola, i lavoratori dopo il lavoro, le famiglie dopo aver ricevuto garanzie per il loro futuro. In queste settimane, gioco forza, questo territorio sta dando il meglio di sé dopo anni di silenzio. È necessaria una maggiore partecipazione di tutti. Reddito e lavoro per i lavoratori e le lavoratrici della Caterpillar, futuro e valori umani e sociali per i giovani.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

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Comunicati

Gennaio 2022

Finita l’ubriacatura delle feste torna la vita di sempre. I problemi di sempre, forse un po’ più brutti. Non ci saranno feste per un bel po’, a scuola si chiuderanno i quadrimestri, l’inverno si fa sentire un po’ di più. E questa volta è peggio. I contagi tornano ad aumentare, le scuole sono nel caos, vaccini e tamponi vengono gestiti come si si fosse alla fiera della porchetta de “lì castelli”. I signori del Palazzo si dicono più preoccupati dell’elezione del Presidente della Repubblica che di avere morti ed infortuni sul lavoro, fabbriche che chiudono, ed una classe politica che non saprebbe organizzare neanche un torneo di briscola.

Gennaio è un mese cattivo. E’ dura star fuori a presidiare una fabbrica che chiude (a Jesi, la Caterpillar), a tornare negli scafandri dei reparti Covid perché assessori e governanti, ministri e dirigenti hanno saputo mostrare il meglio del loro credo ideologico e classista: tutelare i profitti, infischiandosene di chi sta peggio. Il problema è la DAD? O un sistema scolastico strangolato da più di trent’anni cui si chiede oggi di rendersi complice di una gestione catastrofica della pandemia.

Si fa la fila per i vaccini. Si fa la fila per i tamponi; fuori, al freddo e al gelo. Si fa la fila per gli ospedali intasati e le farmacie assaltate. Poteva essere evitato tutto questo? No, perché è stato deliberatamente e ideologicamente organizzato da una classe politica che ha a cuore di tutelare solo i mercati e i mercanti, il profitto e i profittatori. Gli ultimi stiano fuori al freddo e al gelo, sicuramente è colpa loro, non nostra.

Gennaio è un mese che indurisce i cuori. Di tutti. Di coloro che hanno i cari ammalati di Covid, di lavoro, o che li hanno perduti. Ne parliamo anche per ricordare nostri compagni che hanno scelto gennaio per lasciarci. E’ già un anno che manca a tutti Francesco Contigiani. Negli stessi giorni, in tempi passati sono mancati Laura Ghiglianovic, Donato Romito, Cotichelli Luigi. Compagne e compagni impegnati nel rendere quotidiana l’idea di una società migliore, libera dai profittatori delle pandemie di ogni tempo.

Gennaio è un mese duro, e non fa sconti a nessuno. Neanche al nostro cuore di compagne e compagni anarchici. Gennaio però è pur sempre un mese, e finirà. Ci farà più spazio alla speranza ed alla fiducia, e il cuore pesante batterà più forte per ricordare chi non c’è più cercando di migliorare un mondo che non è brutto, ma è popolato da persone e modelli brutti. Si chiamano padroni e profitto, e contro di loro, anche per Checco, Lalla, Donato e Luigi, continueremo a lottare. Fuori, al freddo e al gelo, davanti alle fabbriche, davanti alle scuole e agli ospedali. Ovunque.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

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vignetta

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comunicato stampa

Il teppismo politico a Jesi

Durante la mattinata di Natale, mentre eravamo andati come compagni anarchici a portare la nostra solidarietà ai lavoratori della Caterpillar, e a condividere un Natale di lotta, dopo la riuscita manifestazione dello scorso 23 dicembre, alcuni compagni ci hanno comunicato che lo striscione, posto all’entrata della sede del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”, era stato strappato parzialmente. Sullo striscione c’era scritto: “Reddito e futuro. Ieri la SIMA, oggi la Caterpillar”. Parole utili ad indicare gli obiettivi necessari per i lavoratori della fabbrica di cui è stata annunciata la chiusura. Un testo in cui, oltre la rivendicazione sindacale, c’è racchiusa la memoria storica di questa città con il chiaro riferimento alle lotte della SIMA di quaranta anni fa. Non c’era neanche la solita A cerchiata a firmare lo striscione.
E’ l’ennesimo atto di violenza ed intimidazione che periodicamente viene fatto nei confronti degli anarchici di Jesi: striscioni strappati, bacheche danneggiate o imbrattate, bandiere rubate. Abbiamo perso il conto degli episodi. Questa volta il fatto è più grave in quanto colpisce direttamente le lotte degli operai, con un’azione intimidatoria e squadrista, resa evidente dai segni lasciati sullo striscione per poterlo strappare via. Il fatto probabilmente è avvenuto durante la notte di Natale, forse frutto di un rancore da parte di qualcuno nei nostri confronti, o dal vandalismo prodotto dai fumi alcolici della movida, o peggio dallo squadrismo organizzato, non è dato sapere.
L’episodio è ad ogni modo di una gravità preoccupante in quanto non colpisce gli anarchici, ma la lotta e la memoria operaia di questa città, e ne denuncia la matrice in maniera chiara più di quanto mestieranti blateranti della politica vogliano evitare, in stretta correlazione con l’attentato incendiario alla sede della CGIL di qualche settimana fa. Dal canto nostro non ci lasceremo intimidire. Continueremo a stare dalla parte di chi lotta per i propri ed altrui diritti, e ad agire alla luce del sole contro i vigliacchi che vandalizzano una città, strappando uno striscione, o peggio, annunciando la chiusura di una fabbrica in prossimità delle feste natalizie.
FAI – Federazione Anarchica Italiana
sez. “Michele Bakunin” – Jesi;
sez. “Francisco Ferrer” – Chiaravalle
Comunicato stampa del 25.12.2021
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osservatorio infortuni

Osservatorio Infortuni sul lavoro – sett. ott. nov. 2021

Ritorniamo trimestrali dopo un paio di uscite, mai stanchi di riempire i muri cittadini con le giornaliere disgrazie dei lavoratori Marchigiani, cosi che neppure un ferito passi inosservato a chi magari per superficialità dimentichi per un momento la violenza che il mondo del lavoro con i suoi ritmi e le sue regole di profitto usa verso chi fa si che la merce che comprate o di cui usufruite arrivi sul mercato. lasciatoci alle spalle il grande aumento di lavoratori stagionali sfruttati da gran parte dei padroni del turismo, ritornano a coprire di sangue le vie i lavoratori dei cantieri che in regione sono sempre di più, pur non aumentando in proporzione il numero di addetti al controllo della loro messa a norma di sicurezza. nei primi otto mesi del 2021 nelle marche gli infortuni sono aumentati del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, contando 22 morti e 10598 incidenti; le malattie professionali riconosciute sono aumentate del 47,1% in particolare nell’industria, dove sono passate da 2746 (2020) a 3720 (2021) . Anche quest’anno ci sembra chiaro che le tante parole spese sulla sicurezza sul lavoro da sindacati e padroni siano chiacchiere al vento, come potrebbe essere altrimenti se non conoscono altro all’infuori del proprio ufficio? Di certo non si preoccupano ad esempio della leggerezza con la quale, i medici del lavoro e gli RSSPP, effettuano le visite annuali di controllo negli ambienti lavorativi, cosi` come del resto spesso non si preoccupano nemmeno di aggiornare il documento di valutazione dei rischi; I rischi che come lavoratori corriamo sul posto di lavoro quotidianamente dovrebbero essere elementi sui quali gli organi competenti dovrebbero lavorare per aggiornare ed adeguare la propria organizzazione aziendale, ma evidentemente l’efficienza ed il rendimento sono requisiti necessari solo per gli operai. La multa non è un deterrente per la messa a norma dei locali? chissà, forse la perdita di proprietà funzionerebbe, come ha sempre funzionato per spaventare i padroni. La provincia di ancona miete le sue vittime pur essendo “una delle provincie italiane che ha perso più posti di lavoro nel biennio 2018 – 2020” a detta del patron della Cablo. un esempio lampante è il caso della Enedo, azienda di Osimo di proprietà ora svedese che annuncia 35 licenziamenti su gli 85 dipendenti rimasti dopo anni di delocalizzazione in tunisia (nel 2002 erano 350 i lavoratori in quest’azienda). ma sembra che il capitalismo straccione marchigiano non sia rimasto altro che vendere a proprietà estere o delocalizzare, visto che qua hanno già spremuto i lavoratori locali ormai spesso in età avanzata e un lungo percorso all’interno di aziende per lo più famigliari. Eppure lo sfruttamento è ben lungi dal fermarsi perché è la base della società che ci fanno subire, che andrebbe perlomeno ribaltata. su 9 aziende controllate nel maceratese in questi mesi 3 su 5 non erano a norma con i propri dipendenti, su 61 lavoratori complessivi 24 risultavano in nero. a corridonia una ditta che lavora tomaie con 10 operai in nero e completamente assente di documenti di valutazione del rischio, nessuna sorveglianza sanitaria sui lavoratori esposti a sostanze tossiche, nessuna conformità degli impianti elettrici e di antincendio per non parlare dei DPI per i dipendenti. ecco se questa è l’economia del territorio, che silente appalta a queste realtà le lavorazioni è evidente che è il sistema non regge, perché è impossibile rimanere sul mercato con qualsiasi prodotto se dall’altra parte del mondo c’è una sorta di schiavismo. anche la legge sul caporalato non sembra sorbire grossi deterrenti agli sfruttatori, nella zona di Fermo l’azienda agricola valli di marca, viene accusata da decine di operai finalmente riusciti nella denuncia delle reiterate ingiustizie e veri e propri ricatti: 12 ore lavorative a 5 euro l’ora, richiesta di soldi per la fornitura di DPI obbligatori (tute,stivali) con conseguenti minacce di licenziamento o non chiamata al lavoro se stagionali agricoli.
 
1 settembre montelabbate – operaio 62enne alla metal plex rimane ferito gravemente alle gambe elisoccorso
 
3 settembre – ascoli – autista muore scontrandosi con suo camion contro un capannone industriale, rimane dilaniato tra le lamiere del mezzo
 
4 settembre – ancona – ad un macellaio di un supermarket cade un coltello di mano, si infilza alla caviglia perdendo molto sangue subito soccorso
– ancona – banchina 23 del porto, operaio di 43 anni rimane con un piede schiacciato da una barra di acciaio di 10 tonnellate, il dpi pur indossato non gli evita una lesione al piede
 
5 settembre – camerano – in un maneggio 69enne si ferisce con la motosega procurandosi una profonda ferita causa di un copioso dissanguamento elisoccorso
 
21 settembre – macerata – muratore 52enne colpito alla testa da un saccone di ghiaia che si sgancia dal sollevatore elisoccorso per trauma cranico
 
23 settemrbe – offida – 63 enne muore ustionato dallo scoppio del serbatoio e seguente incendio del decespugliatore che stava utilizzando da solo in un area isolata
 
25 settembre – montefortino – 56enne in un cantiere cade da 3 metri di altezza e muore senza riprendere conoscenza dopo il vano tentativo dei soccorritori di rianimarlo sul posto
 
16 ottobre – macerata – operaio ferito in un incidete ad una rotatoria, si ribalta con il furgone colpito da una panda 25 ottobre
– ascoli – incendio nella cucina di un ristorante del centro, un ricoverato con principio di intossicazione altri sono riusciti a mettersi in salvo
 
20 novembre – jesi – contagiati due operatori nella locale casa di riposo
 
23 novembre – acqualagna – operatore di 53 anni si amputa un dito con una sega circolare, subito operato nel tentativo di ricongiungere il moncone all’arto
 
A cura del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” di Jesi