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le Marche contro la violenza sulle donne?

Comunicato stampa del 24 giugno 2021
   E’ di venerdì la notizia che annuncia l’inaugurazione di un convegno che dal 25 al 27 giugno renderà le Marche, in particolare Senigallia, “capitale della lotta contro la violenza sulle donne”. Buona cosa, a prima lettura. Ma assumendo una visione più universale del tema ci si accorge che c’è un abisso di cose che non vanno.

Sarebbero le Marche la capitale della lotta alla violenza di genere? La stessa regione che durante il lockdown della scorsa primavera dovuto all’emergenza sanitaria ha registrato dati inquietanti: rispetto al 2019, le telefonate effettuate al numero verde per le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking sono aumentate del 73%; tra marzo e giungo, le vittime di violenza che hanno fatto richiesta di aiuto sono più che raddoppiate (+59%) e in poco più di un mese, fra marzo e aprile, oltre 1200 donne in più rispetto all’anno precedente si sono rivolte ai centri anti-violenza D.i.Re. Tutti dati Istat.

E ancora, sarebbero le Marche la capitale della suddetta lotta? La regione la cui giunta di destra, con la solita tracotanza di chi pensa di potersi arrogare con sopraffazione il diritto di poter scegliere per gli altri ciò che è meglio, ha rifiutato di applicare le linee guida ministeriali in merito all’aborto farmacologico nei consultori. Alla destra “pro-life” non interessa difendere la vita, ma la produttività, l’integrità della loro presunta “famiglia tradizionale”. I pro-life non muovono un dito quando a morire sono le donne schiacciate nelle mura di casa o nei luoghi di lavoro, o le madri che affogano ogni giorno nel Mediterraneo, questo perché ciò che conta per loro è la difesa di un sistema che indirizza i sessi alle loro mansioni, un sistema economico nel quale la donna mai sarà libera.

Ma alla conferenza di Senigallia non si parlerà di queste violenze, si parlerà di legittima difesa e di “nuove risposte” a “nuovi fenomeni”. Colpisce molto che si parli di “novità” in merito alla questione. Non c’è niente di nuovo ne` di antico, come taluni cercano di sottolineare parlando di “medioevo dei diritti”, basta fermarsi al  più vicino 1930, anno in cui fu` emanato il Codice Rocco, in cui si parlava contraccezione e aborto come crimini “contro l’integrita della stirpe”, codice superato solo nel 1989. Parole non troppo lontane da quelle di un noto consigliere regionale, vero?

Invece di affrontare la questione alla radice, si pensa come sempre di poter ricorrere a palliativi accattivanti, proclamando le Marche un fronte di lotta contro la violenza sulle donne promuovendo “lezioni di autodifesa”. Invece di avanzare un superamento del problema, si propone una difesa (la cui efficienza risulta dubbiosa) da esso, come se il problema fosse ineliminabile, insito nella natura.

    Sappiamo cos’è la violenza e di certo non è naturale, ce lo avete insegnato voi negandoci i diritti conquistati soltanto ieri. Non restare soli di fronte alla loro arroganza  è la nostra unica arma.
Centro Studi Sociali “O. Manni” di Senigallia
FAI – Federazione Anarchica Italiana
   sez. “M. Bakunin” – Jesi
   sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle
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Elica – CStampa del 04.04.2021

E` del 31 marzo la comunicazione ufficiale da parte di Elica del proprio piano industriale 2021-2023, che prevede la delocalizzazione al 70% dei siti industriali nel Fabrianese. Partiti, sindaci e sindacati giustamente stanno dichiarando la loro solidarietà ai 407 lavoratori in esubero. Drammi di questo tipo si ripropongono ormai da anni sul territorio marchigiano e nel resto del paese, per questo non possiamo riproporci allo stesso modo di chi, cadendo dal pero, erige barricate – ormai residuali – quando le decisioni sono state prese. E` un fatto che le aziende si basino sui profitti prima che sui dipendenti, ed in questo valutare quando – e come – convenga o meno produrre in un paese o in un altro, Italia compresa. Prima gli italiani vale solo come slogan elettorale.

Le aziende, con il pretesto della crisi, ricevono aiuti dallo Stato, ma pensare che i finanziamenti pubblici (e privati), vincolati da leggi di restituzione dei soldi in caso di delocalizzazione, siano una via sicura e percorribile per fornire una base di appoggio alle famiglie che perderanno un reddito è quanto mai utopistico. Elica, come molti colossi della zona, si è` strutturata nell’ultimo decennio in modo tale da non fornire appigli legali sui quali aggrapparsi. Fornisce costantemente documentazione, debitamente accettata dalle parti sociali, riguardo alla sicurezza sul lavoro, ai finanziamenti ricevuti, alla scelta del management, ed anche alla – non – certezza di un posto di lavoro, grazie a nuove tipologie contrattuali (es. gli stage, e gli sgravi fiscali relativi), all’inclusione (anche se solo di facciata) dei dipendenti nella gestione e trasparenza aziendale.

A governi locali e nazionali vanno chiesti da subito un sostegno alle famiglie che verranno a trovarsi in difficoltà e una prospettiva di reddito certo per i lavoratori licenziati. Per l’impoverimento economico dei territori, dato da una politica industriale scellerata, non ci facciamo illusioni sulla capacità (e possibilità) di impedirlo da parte dei signori del palazzo. Da parte nostra, come lavoratori e come anarchici crediamo che di fronte a questi drammi non si deve restare da soli, non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno, dunque costruire reti per tutelare chi di noi ha ed avrà più difficoltà rimane una priorità, per prevenire tragedie umane e famigliari. Nel frattempo, in solidarietà operaia offriremo quel che abbiamo, e restiamo a disposizione.

FAI – Federazione Anarchica Italiana

   sez. “M. Bakunin” – Jesi

   sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

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Comunicato stampa 26.02.2020

Il consigliere regionale di destra privo di argomenti e ricco di provocazioni è tornato a farsi sentire. Dopo le dichiarazioni antiscientifiche su invasioni etniche, reali come l’arrivo dei marziani, continua a prendersela con i più deboli. O meglio, le più deboli: le donne. Questa volta le categorizza in posizione subordinata all’interno di quella che lui afferma essere l’unico tipo valido di famiglia, facendo fare un passo indietro di qualche secolo alla società. Non pago, cita a caso articoli scientifici in un copia e incolla valido come un assegno a vuoto. E’ il volto rampante della destra fallimentare di sempre, portatrice di una strategia ben chiara: noi che siamo al potere decidiamo quali sono i diritti e chi ne possano usufruire. Gli altri, si arrangino, dando il meno fastidio possibile. Una visione utile a monetizzare l’assistenza sanitaria e sociale per mettere le mani su fondi pubblici, sui “piccioli” e, si sa, i soldi … non bastano mai! E dunque le donne stiano in casa a fare le disoccupate, e a farsi ammazzare dai maschi, in una condizione cronica di schiavitù familiare. Benvenuti nel Medioevo marchigiano! Molti sono insorti contro le parole del consigliere, ma troppi ancora ne mancano, specie a livello istituzionale, lavorativo e giuridico a sottolineare la banalità del male espressa fatta di segregazione e disuguaglianze per le vittime di sempre: donne, disabili, stranieri, poveri, lavoratori, in una guerra di classe arrogante e violenta in cui si tutelano i ricchi e i padroni e si aizzano gli sfruttati l’uno contro l’altro. Il tutto mentre la regione sprofonda in una pandemia che mostra la reale capacità di gestire la crisi da parte del governo locale. Si riuscirà a contrapporre ai gerarchi marchigiani una risposta politica e sindacale valida, collettiva, partecipata e rivendicativa?

FAI – Federazione Anarchica Italiana

   Sez. “M. Bakunin” – Jesi

   Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Gruppo Anarchico “Kronstadt” (senza fissa dimora) – Ancona

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CStampa Pandemia 01.02.21

Le Marche al tempo della pandemia. Aumentano i contagi nelle residenze, i centri sanitari tutti sono in difficoltà nell’affrontare una crisi che si manifesta sempre più lunga e pesante, il personale sanitario ha bisogno urgente di supporto, sia in tema di riposi sia in tema di alleggerimento dei carichi di lavoro. La precarietà di redditi e lavori si fa sempre più drammatica. Il tutto in quadro sanitario, sociale e lavorativo già reso difficile dalle scellerate politiche delle giunte regionali. E, di fronte a tutto questo la cabina di regia regionale si mostra in termini preoccupanti. Un consigliere di destra, nel giorno della memoria, parla di invasione etnica. L’assessora alle pari opportunità fa politica ideologica e oscurantista sul corpo delle donne, mentre l’assessore alla sanità incerto sul comprendere il significato di uno screening di massa per il COVID, criticato da più parti, pensa alle radici giudaico-cristiane dell’Europa.

I lavoratori, le donne, i malati, gli studenti in DAD, i migranti e i disoccupati, gli ultimi di sempre, non hanno certo bisogno dei teatrini politici di questa giunta regionale nuova, ma vecchia come il peggiore dei poteri dell’italica stirpe. Una giunta regionale in piena continuità con i suoi colleghi predecessori.

La pandemia sospende le vite, ma non le lotte e la consapevolezza politica che i diritti si allargano, si difendono e non si rubano per quattro sciacalli voti – e soldi – elettorali.

FAI – Federazione Anarchica Italiana

sez. “M. Bakunin” – Jesi

sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Gruppo Anarchico “Kronstadt” (senza fissa dimora) – Ancona

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Ciao Checco.

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Francesco Contigiani era un nostro compagno. Il tragico incidente di cui è stato vittima nella serata di martedì ha strappato via una vita ed un affetto alla sua famiglia, a noi, suoi compagni anarchici, ai suoi colleghi di lavoro ed ai suoi amici. Impegnato in politica da sempre, sin dai tempi dell’occupazione autogestita della Ludoteca in Ancona, da anni era parte integrante del gruppo anarchico di Jesi e del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”. Non sarà facile senza di lui. Figlio delle idee di giustizia e delle pratiche di libertà, militante politico e delegato sindacale, fiero rappresentante di una coscienza popolana e proletaria, refrattaria a qualsiasi abuso, assetata di ogni sapere e militante della solidarietà quotidiana realizzata sul posto di lavoro e nei luoghi della socialità a basso costo; quella che non fa curriculum, quella delle risorse monetarie sempre troppo strette e dei cuori degli amici sempre troppo larghi. Viene da pensare che sarà un mondo ancora più brutto senza “Checco”, ma dal canto nostro, l’unico omaggio che possiamo fargli è di continuare a lottare e a sperare di essere in grado di renderlo migliore. Ci mancherai tremendamente Checco, per questo continueremo a tenerti al nostro fianco. Ciao compagno.

Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” – Jesi

FAI – Federazione anarchica Italiana:
sez. “Michele Bakunin” – Jesi;
sez. “Francisco Ferrer” – Chiaravalle.