Categorie
volantino

vendette postume

Vendette postume

Dalla stampa locale si apprende che otto compagn*, alcuni appartenenti al movimento anarchico, sono stati rinviati a giudizio dal Tribunale di Ancona con riferimento ad una manifestazione di protesta contro lo sgombero di una esperienza solidale e autogestionaria a favore dei senza casa, meglio nota come “Casa de nialtri” (proprio oggi minacciata di sgombero, che buffa coincidenza, anche dai locali di Via Cialdini).
Ciò è la conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che nel paese è in atto un progetto autoritario su cui si stanno muovendo i vertici di questa società, all’interno della quale il PD svolge il ruolo di mosca cocchiera.
L’odierno “rinvio a giudizio” di alcun* compagn* si direziona verso la soluzione finale: se non sei “allineato”, se ti “muovi”, se “agisci” in maniera non conforme in solidarietà agli sfruttati, subirai sanzioni penali o in alternativa pesanti richieste di risarcimento.
Noi, come sempre, riteniamo che nessuno possa essere giudicato processato eo condannato perché crede nella emancipazione degli sfruttati e negli ideali di libertà ed eguaglianza sociale.
Per questo, esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà politica ed umana a tutt* i/le compagn* destinatari del procedimento penale.
Rinnoviamo, nel rispetto delle difese individuali eo processuali, l’invito a far fronte comune alla repressione. Uniti si vince e si smaschera il giochino di chi vuole dividere gli antagonisti in buoni e in cattivi perché nulla cambi.

Federazione Anarchica Italiana 
sezione “M.Bakunin” – Jesi 
sezione “F.Ferrer” – Chiaravalle 
Alternativa LibertariaFdCA di Fano-Pesaro 
Archivio-Biblioteca “E. Travaglini” – Fano
 Centro Studi Libertari “Fabbri” – Jesi 
Circolo culturale “N. Papini” – Fano 
Gruppo Anarchico”Kronstadt” – Ancona
Categorie
volantino

buchi nell’acqua

Categorie
volantino

La schiavitù legalizzata: essere poveri è una colpa!

Sei povero? Paghi le tasse lavorando gratis!
La schiavitù legalizzata: essere poveri è una colpa!

In alcuni casi, per determinati reati, è previsto l’obbligo di lavorare gratuitamente per la comunità. Lavorare per espiare. Una logica che sembra avere un suo significato, ma che non è detto sia giusta, e sempre applicabile.
Il famigerato decreto “sblocca Italia” introduce la possibilità di accettare il pagamento in “natura”, delle tasse comunali, da parte di chi non è in grado e che potrà saldare il suo debito occupandosi gratuitamente in lavori di vario genere, previsti dall’Amministrazione Locale. In definitiva si ha la legittimazione del “reato” di evasione fiscale causa … povertà.
Colui che è povero, disoccupato, in difficoltà, prima di esser sostenuto a superare un momento difficile, prima di essere messo in condizioni di poter realizzarsi all’interno della società, viene considerato come un moroso che deve pagare il suo debito tributario. Salta di fatto qualsiasi visione solidaristica della società. Chi non ha lavoro o soldi, dovrà lavorare gratis per pagare quelle tasse che dovrebbe pagare … se avesse lavoro.
La follia liberista delle scelte governative non ha più limiti. Chi deve spendere il suo tempo per pagare balzelli locali come fa a trovare il tempo per … trovare lavoro? In un paese in cui i grandi profittatori del capitale non sono mai stati puniti per la loro evasione fiscale, tutto ciò ha il sapore della beffa arrogante. Inoltre, un’amministrazione che deve andare avanti con lavori e lavoretti di ogni tipo, rimediati da questo o quel debito, che hanno applicazioni di corto respiro, e che non ha soldi, perché in definitiva comunque le sue casse rimangono vuote, come potrà contribuire al bene pubblico?
Ancora una volta il decreto “sblocca Italia” si rivela per quello che è: la legalizzazione di una guerra sociale fatta da una classe politica asservita totalmente agli interessi del profitto, in grado di aver come sola progettualità quella di mantenersi al potere, raccattando voti dai fattacci di cronaca. L’Italia è un paese dove ormai da anni il compromesso democratico è saltato, dove ai più forti tutto è possibile, tutto è dovuto.

Vorrà dire che la solidarietà e la giustizia sociale tornerà ad essere pratica quotidiana e progetto sociale in maniera diffusa nel tessuto più sano e attivo della comunità umana, senza bisogno di padrini, padroni e istituzioni alcun tipo.
Federazione Anarchica Italiana
M.Bakunin – Jesi
F.Ferrer – Chiaravalle
Categorie
volantino

poltrone e sanità nelle Marche

Poltrone e sanità nelle Marche

Si dovrebbe concludere nelle prossime settimane il riassetto post-elettorale della sanità marchigiana. Qualcuno se ne andrà, specie se legato alla vecchia giunta. Altri resteranno. Altri ancora arriveranno freschi di nomina, specie se legati alla nuova giunta. Alcuni cambieranno poltrona, da quella dell’ASUR a quella dell’INRCA. Il balletto delle nomine è cominciato già da giorni sui media locali, e non riesce a scuotere l’afa estiva, e politica, che investe la regione.

Nei fatti nulla viene detto dell’operato dei dirigenti che se ne andranno. Hanno lavorato bene? E se lo hanno fatto perché vengono sostituiti? Al contrario se hanno lavorato male a cosa verrà posto rimedio? Scelte politiche da ripensare? Indirizzi di equità sanitaria da rivedere? Purtroppo nulla di tutto ciò trapela nella voglia di poltronissima sanitaria. E il fatto che il nuovo presidente regionale abbia tenuto per se l’assessorato alla salute lascia intendere quanto questo sia centrale nel garantire equilibri economici, politici e relazionali. Intanto i servizi socio-sanitari della regione soffrono.

Tagli indiscriminati fanno sentire il loro peso sul sociale di cui viene praticamente azzerato il fondo. Soffrono utenti ed operatori della sanità pubblica che hanno visto una continua emorragia di posti letto, di posti di lavoro, di risorse. Poche le voci che si levano contro la destrutturazione della sanità marchigiana a denunciare che i tagli fatti, il risparmio e la riorganizzazione sanitaria hanno moltiplicato poltrone e ridotto servizi. Le Marche, una regione virtuosa grazie ai suoi operatori sanitari e ai suoi utenti, sta facendo da capofila nella cancellazione della sanità pubblica in questo paese.

Quando fra qualche anno si potranno vedere le cifre del peggioramento delle condizioni di salute dei marchigiani, grazie alle scelte scellerate fatte, forse sarà troppo tardi per cacciare via a pedate vecchi e nuovi occupanti di poltrone.

Oggi mandare a casa tutta questa classe politica al potere – e all’opposizione distratta – prima di essere una scelta politica è un’azione di … salute pubblica.

FAI – Federazione Anarchica Italiana 

Gruppo “Michele Bakunin” – Jesi
Gruppo “Francisco Ferrer” – Chiaravalle

Categorie
astensionista volantino

Plebiscito Elettorale

Plebiscito elettorale
Il Corriere Adriatico del 1 giugno titola in seconda pagina: “Ha vinto la voglia di cambiamento”. Mai titolo è stato più lontano dalla realtà e più vicino al Palazzo. Nelle Marche il PD si riconferma al potere dopo dieci anni di governo. Dove sta il cambiamento? Forse nel fatto che il presidente uscente Spacca è stato bocciato dalle urne? Lo è stato lui, e non la politica che ha sostenuto per dieci anni, quella servile del PD al potere padronale che ha trasformato le Marche in una regione deindustrializzata, precaria, con una sanità pubblica praticamente cancellata e cattedrali nel deserto che ogni tanto spuntano per favorire appalti agli amici degli amici.

Il PD resta il primo partito anche nel paese, nonostante le scelte disastrose fatte al governo. Premiati anche i partiti che riescono a rastrellare la reazione popolare, da Salvini a Grillo, e sconfitte invece le coalizioni che non riescono a dare segnali chiari di governabilità, cioè quando la lottizzazione delle poltrone rischia di mettere in discussione la tenuta del sistema … di potere. Le faide interne, cioè i panni sporchi, si lavano in casa, per il resto chi garantisce la pace sociale viene premiato, gli altri restano fuori dal palazzo. Nel primo caso Leghisti e Grillini continuano un’ascesa quasi inarrestabile. I seguaci di Salvini stravincono assieme ai fratelli italiani della Meloni, grazie in primo luogo alla grande pubblicità fatta dai media dove il segretario felpato ha goduto di visibilità quotidiana e diffusa. Facili parole d’ordine, odio seminato a piene mani e livore razzista in risposta alla disperazione sociale hanno fatto il resto. Le contestazioni di molte piazze non sono riuscite a scalfire la volata tutta mediatica dell’erede di Bossi, che in primo luogo ha permesso una frammentazione e personalizzazione nello schieramento di centro-destra tutta funzionale ai primi arrivati.

Anche i Grillini vanno avanti, ma non riescono a conquistare nessuna regione e restano saldamente ancorati in una nicchia ecologica tutta funzionale a incanalare proteste e malumori. Storia vecchia. E’ sempre bene avere un partito condannato all’eterna opposizione, che grida contro i corrotti e contro tutti e nei fatti non mette in discussione in alcun modo la società gerarchica e del profitto che genera miserie (leggere: stato e mercato). Vengono invece espulse sonoramente dal mercato elettorale, dopo un’agonia lunga venti anni, le ultime illusioni istituzionali di una sinistra di sinistra che ha perso troppe occasioni per capire che non è nell’urna (o nella poltrona) il luogo dove ricreare conflittualità di classe e solidarietà sociale. Probabilmente cercherà di rifarsi con qualche transfuga del PD e con il ritornello che senza la sinistra non si vince.

Resta l’astensionismo da record registrato: uno su due diserta le urne. Un dato di disaffezione politica? Segno di contestazione dello stato e del capitale? Siamo andati tutti al mare perché la rivoluzione è vicina? Tante le possibili risposte. Nei fatti i partiti perdono milioni di voti, ma gridano comunque alla vittoria. Di certo la nomenklatura italiana si adopererà per fare in modo che l’unico elemento messo in pericolo dall’astensionismo dilagante – il consenso figurato ad una democrazia ancor più figurata – possa essere recuperato. C’è l’esempio da seguire degli USA dove, il gioco elettorale è da decenni terreno di menzogne mediatiche e di scelte oligarchiche. Già le primarie in uso oltre oceano sono diventate parte del panorama politico della macchina del consenso del Bel paese.

Vince quindi la governabilità che può anche far a meno del rifiuto astensionista della metà del popolo. Vince chi urla di più, contro gli immigrati o a favore di riforme che riportano indietro il paese. Vince il capo: Zaia, Salvini, Renzi, Rossi, etc. tutti premiati se restano fedeli ai loro padroni. Vincono le menzogne mediatiche e la paura, la miseria morale e la voglia d’ordine e legalità che non necessariamente significano libertà, lavoro, istruzione, futuro. Perdono gli ultimi di sempre, perché il teatrino della politica va avanti nonostante loro. Ma non perde chi pensa che un posto di lavoro si possa salvare con la solidarietà e la lotta, e che il razzismo si debba combattere, sempre. Forse perde chi si è illuso di cambiare con il voto, e chi non è riuscito ad andare oltre al non voto. Del resto non è una novità: gli sfruttati hanno sempre perso alla roulette elettorale, e i pochi diritti conquistati, sono stati sempre il prodotto di lotte e solidarietà. Fa bene ripeterlo. Ma i plebisciti elettorali non è detto che possano eternamente garantire l’impunità verso un potere che è sempre più inaccettabile.

FAI – Federazione Anarchica Italiana:
Gruppo “Michele Bakunin” – Jesi;
Gruppo “Francisco Ferrer” – Chiaravalle