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       ALLE BUGIE ELETTORALI  RISPONDE LA REALTAì DELLE LOTTE SOCIALI

C’è chi chiama democrazia la scelta fra una gladiatrice piena di medaglie o un comico miliardario o un miliardario comico. Qualcuno promette che dopo le elezioni scompariranno i rifiuti della camorra, o che non si dovrà più scegliere fra salute e lavoro, fra istruzione e sanità pubblica e spread.
Qualcuno chiama economia la possibilità di licenziare, di rubare il lavoro; chiama giustizia l’atto di cancellare garanzie sindacali. Chiama investimento e competitività rendere la vita più precaria e aumentare i privilegi dei padroni. Costoro sono gli stessi che si sono arricchiti sul lavoro e le miserie della collettività e che si preparano a fare di peggio. E’ la classe imprenditoriale, politica e intellettuale d’italia che, ancora una volta, tramite la scheda vogliono il consenso elettorale.
Negare loro questo consenso è la prima cosa da fare, per mettere in forse tutte le strategie ladronesche in progetto. Ma no basta. L’ astensionismo vive nelle lotte, nella solidarietà, nella costruzione dal basso di strumenti e metodi, relazioni e saperi che spezzano le gerarchie del mercato e dello stato.
Non basta certo una scheda elettorale rifiutata. E’ illusorio, come pensare che dare fiducia agli stessi che devastano questa società, migliori le cose.  


F.A.I. – Federazione Anarchica Italiana – Gruppo “Bakunin” di Jesi, Gruppo “Ferrer” di  Chiaravalle, FdCA – Federazione dei Comunisti Anarchici sez. di Fano e Pesaro, gruppo Anarchico “Kronstadt” – Ancona, Circolo Anarchico Umbro “Sana Utopia” – Perugia, Circolo Culturale “N.Papini” – Fano, Circolo Studi Sociali “O.Manni” Senigallia, Anarchiche e Anarchici Valcesano.

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La Crisi, Fra le lotte e referendum

Volantino distribuito sabato 10 novembre

La Crisi, fra lotte e referendum

Parliamo della Crisi dell’Europa ed il precipizio in cui sono caduti alcuni Stati, anelli deboli dell’Unione, in particolare Italia, Spagna e Grecia.“Spread” e “default“ sono le parole che stanno tormentando la vita di milioni di persone, termini prima ignoti alla maggior parte dei comuni mortali e ora i più usati e temuti. Certamente non  abbiamo la pretesa di fare un’analisi approfondita sulle cause e le dinamiche della attuale fase economica ma siamo certi che la “crisi” sia parte del sistema produttivo capitalista, un sistema alimentato e tenuto in vita grazie alle banche, ai mercati e agli stati. Un sistema che pur di fare profitti è disposto a uccidere, schiavizzare e distruggere l’intero ecosistema, esso pone al centro l’arricchimento e il dominio di pochi a scapito del resto dell’umanità. 
La macelleria sociale in atto nel nostro paese e in gran parte d’Europa, figlia della crisi e pertanto del sistema di produzione, sta inghiottendo in un sol colpo tutti i diritti, le certezze e la possibilità di una vita dignitosa di milioni di persone, mentre la globalizzazione permette lo spostamento di intere produzioni in zone del mondo a loro convenienti lasciando il deserto alle loro spalle.

Di fronte a questa situazione devastante, in  Italia, a differenza della Spagna e della Grecia dove abbiamo assistito al sollevamento generalizzato delle piazze, dove milioni di persone sono scese in strada a difendere i propri diritti a gridare no ai provvedimenti imposti dai banchieri europei, stiamo assistendo, tranne sporadici episodi (legati a situazioni occupazionali drammatiche: Alcoa,Ilva, etc), ad una assenza di movimento, una sorta di rassegnazione o di stordimento.
Al governo del nostro paese abbiamo un tecnico che rappresenta la nostra controparte, le banche, eppure milioni di persone sono silenti mentre in nome dell’Europa ci vengono tolte le pensioni, la sanità e la scuola pubblica, tutto immolato al pareggio di bilancio e alla riduzione del debito pubblico.

Un debito che sicuramente non è stato generato da chi oggi è chiamato a pagare,ma secondo noi è stato generato e continua ad essere incrementato dalle spese militari e dai loro costosi giocattoli (caccia bombardieri F35, porterei ecc.), dalle spese per le grandi opere inutili e dannose per il territorio vedi la TAV o i soldi buttati e di nuovo stanziati dal governo monti per il ponte sullo stretto di Messina, senza contare  il costo della “casta” e i milioni di euro versati al clero, alle banche e ai padroni.

In Italia stiamo assistendo ad un proliferare di raccolta firme per indire referendum, sull’articolo 18, l’articolo 30, pensioni ecc. In merito pensiamo che questo strumento per ovvi motivi può risultare pericoloso o peggio inefficace e rischia in questo momento di diventare parte della campagna elettorale che di fatto è già iniziata. Il coinvolgimento dei cittadini non può passare attraverso una firma o un voto, dobbiamo riuscire a costruire dal basso momenti di dibattito e di lotta capaci di coinvolgere il maggior numero di donne e uomini.



Cambiare si può, cambiare si deve!



F.A.I. – Federazione Anarchica Italiana

Sez. M. Bakunin – Jesi
Sez. F.Ferrer – Chiaravalle
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MACELLAI E ..MACELLATI
L’attuale situazione politica/sociale del nostro “sistema occidentale” e del nostro paese sembra ogni giorno più sull’orlo del baratro. Sempre più vicini alle apocalittiche realtà Orwelliane del romanzo 1984, che sembra concretizzarsi come realtà. Attacchi alla sanità, alla scuola, al lavoro, alla libertà … pietrificati nell’immobilità ci vediamo togliere la terra da sotto i piedi, e porre dei macigni sulle schiene.
Alla pubblica contestazione il ministro del lavoro Elsa Fornero ha recentemente risposto : “La contestazione? sarei felicissima di discutere anche con quei ragazzi che pensano che noi stiamo sbagliando”. Discutere … come dire, il macellaio che tratta con il macellato.
Discussioni che rimangono solitarie sugli enormi tavoli dei palazzi del potere, discussioni sempre più lontane dalla polvere delle miniere, dal sudore delle fabbriche, dall’impegno nelle scuole, dalla necessità per i giovani di costruirsi un futuro e dei lavoratori di viversi il presente. Discussioni false, palliativi per farci distrarre intanto che arriva l’affondo. Richieste inascoltate.
Chi ci vuol far credere ancora che i politici lavorano per noi dovrebbe prima farsi un giro tra gli operai della FIAT e poi a Palazzo Chigi ( dove Marchionne ha effetuato l’ennesima passerella in cui, dopo aver preteso lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, continua a bidonare un intero paese favoleggiando investimenti addirittura nel 2014 quando dovrebbe esserci una ipotetica ripresa dell’auto..), prima tra gli studenti universitari (quelli veri che si spremono sui libri e che magari sopravvivono con una borsa di studio che minaccia sempre di volarsene via) poi tra i giovani parlamentari con un diploma comprato a buon prezzo …
Negli ultimi mesi le operazioni repressive si sono moltiplicate, normali proteste sociali sono equiparate ad atti terroristici nel tentativo di toglierci l’ultima arma che ci è rimasta, la contestazione, la lotta dal basso l’unione tra chi ha le “pezze al culo”.
Percorsi di lotta di ampio respiro sono sempre più difficili ma in una situazione in cui la politica istituzionale non offre alternative (il centro sinistra fa le stesse politiche del centro destra) l’unica cosa da fare è unirsi tra sfruttati nelle battaglie comuni. L’opposizione sociale e politica è tutta al di fuori dell’ambito istituzionale ed è qui che dobbiamo tutti farci sentire per difendere i nostri diritti.
Chi pretende di rappresentarci si ingrassa con i soldi pubblici togliendoli alla sanità, alla scuola e alla previdenza, rimandiamoli a casa, riprendiamoci la delega, la dignità e  la vita.
Qualsiasi cosa dica, il macellaio macinerà sempre la carne, aspettarsi qualcosa di differente è una illusione, sta a noi organizzarci dal basso e capire, come diceva De Andrè, “… che non ci sono poteri buoni”.
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CIAO ZANNì




La notizia di qualche giorno fa della morte di Zannì, personaggio jesino merita una considerazione adeguata, che possono essere riassunte dalle parole di un compagno del “Fabbri” di Jesi scritte a caldo subito dopo aver appreso la notizia della sua morte. Le riportiamo nei passi più significativi:
“…per me, Zannì, era uno di quei personaggi irrinunciabili per la storia e la socialità di Jesi. Secondo me, il sistema sanitario ha vinto…adesso si “nascondono” quei volti che una volta erano purtroppo affidati a se stessi, ma con interazioni spontanee che caratterizzavano una passeggiata per il corso. […] Voglio solo ricordare l’episodio più bello che riguarda Zannì, almeno nella mia memoria. Era maggio (?) e per non so quale motivo c’era l’esercito in città. I militari stavano appoggiati ai loro mezzi, appollaiati in quelle pose da “eroi di guerra” sperando in un’azione di acchiappo piuttosto che una di guerra. Ero seduto sulle scalette della chiesa delle Grazie, quando scorgo un volto amico, quello di Zannì. Camminava senza passeggino e con una splendida tuta mimetica con cappellino da marines che poteva tranquillamente essere accostata alla mimetica dei militari italiani e in cuor mio, c’era la speranza che si accendesse un teatrino. Ma quello che successe fu l’esemplificazione che Zannì incuteva un rispetto quasi “religioso”.  Con il suo passo slanciato e bighellonante e i suoi anfibi tirati al lucido, il nostro eroe si avvicinava ai militari protetto dall’oscurità provocata dalla complicità del sole in posizione contraria, e proprio quando ne stava uscendo, un giovane ragazzo […] non so se per uno scherzo tra commilitoni o per semplice sbaglio, si gira e TAC! saluto sull’attenti con tanto di schiocco delle suole. Zannì fu colto da un risveglio improvviso. Tutto finalmente era al suo posto e quel saluto era la dimostrazione che Lui era ciò che voleva essere. Questo gli fece drizzare la schiena dall’emozione e ricambiò il saluto in maniera cordiale, un timido accenno. E poi, allungò il passo e si allontanò. Oggi quando ho visto l’articolo, senza foto e senza troppi fronzoli, ho capito che neanche un coccodrillo gli avevano dedicato. […] Un’ultima domanda…dove sarà la Sua bicicletta?”.
Zannì come Raul, come Attone, come le tante figure di una città spesso dimenticate, sempre nascoste, costantemente espressione di miseria economica e culturale, ma non tanto della persona, di colui che soffre del disagio mentale, quanto di un sistema gerarchico che nega dignità e riproduce ipocrisia e sfruttamento, un sistema che qualcuno ha ben definito dicendo che: “… dietro ogni scemo, c’è un villaggio”.

Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” – Jesi – via Pastrengo 2  
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CONTRO CORRENTE D’ESTATE


L’11 giugno scorso Fabrizio Filippi, detto “Er Pelliccia”è stato condannato per i fatti di Piazza San Giovanni del 15 ottobre 2011. Il 22 giugno i quattro poliziotti che hanno ammazzato Aldovrandi una mattina di settembre del 2005 sono stati condannati a 3 anni (condonati) e sei mesi di reclusione dalla Cassazione. La vita di un uomo vale sei mesi di più di un lancio di un estintore, che però viene preso in considerazione più celermente: appena 8 mesi di tempo per la sentenza dai fatti di Roma, quasi sette anni da quelli di Ferrara.
In fondo è la giustizia italiana che dopo una campagna martellante per tutto il mese di maggio contro il pericolo anarchico, si è attivata con arresti, perquisizioni e denunce in tutta Italia, raccogliendo su un po’ di tutto pur di far vedere che i famigerati anarchici informali venivano assicurati alla giustizia. Nessun cedimento di fronte all’eversione, anche quando questa pare prendere la forma di accuse fatte per qualche striscione, qualche scritta sul muro o il possesso di pericolosi strumenti atti a costruire oscuri ordigni. Strumenti quali: fili elettrici, lampadine, graffette fermafogli, etc. A capo dell’operazione un generale dell’arma pluri-condannato per traffico di stupefacenti e armi (14 anni).
Brutte storie in questa estate della crisi economica, del resto di condanne e indagini in Italia non ci si fa mancare nulla fra tesorieri della Margherita, governatori lombardi e ex-assessori alla sanità di CL indagati. Con la sanità non si scherza del resto perché i soldi si sono finiti e bisogna fare i sacrifici. Non come ricorda quella santa persona della Santanché che in tivù elargisce consigli su come affrontare la crisi: fare attenzione alla spesa, comperare agli hard-discount, stare in casa e non andare in giro a spendere soldi inutilmente. Per fortuna che c’è una persona così, eletta al parlamento, ispiratrice di democrazia e sostegno ai più bisognosi. Forse dovrebbero farla assessore alla Sanità, visto che si deve risparmiare, sulle spese, sulla salute, sui costi del welfare.
Già la sanità. Nelle Marche con il Patto per la Salute è partita la fase due della riconversione dei piccoli ospedali e dei tagli dei posti letto. Cosa significherà in termini di servizi è facile da immaginare: allungamento delle liste di attesa, aumento delle prestazioni a pagamento, riduzione dell’accesso alle cure per i più bisognosi. E già qualcuno propone di adottare una sanità integrativa, con le assicurazioni private che “aiuterebbero i più poveri”. E’ come dire che il precariato, la possibilità di licenziare, la destrutturazione del mercato del lavoro (come Marchionne insegna) è utile a garantire il lavoro.
Insomma l’Italia dell’estate del 2012 è il regno della menzogna e dell’inganno. O meglio di una guerra di classe portata avanti dal padronato, grazie al governo dei suoi tecnici che riduce libertà, garanzie, occupazione, salari … speranze future. La risposta a tutto questo a livello di massa è forse più preoccupante delle scelte governative. Populismo e leaderismo avanzano incontrastati: Grillo e Di Pietro sono i difensori ultimi delle speranze degli italiani, mentre la sinistra istituzionale, scomparsa dal tanto beneamato parlamento, non riesce a trovare la strada della lotta dal basso, della conflittualità di massa, dell’organizzazione degli sfruttati per una società migliore.
Bah! Forse ci rimane la speranza della Camuso per opporci alla Fornero. Ma anche qui, tra FIOM esclusa dalle fabbriche e in lite con la CGIL e i sindacati di base che riescono a malapena a fare uno sciopericchiodi fine stagione, c’è il rischio che fra le centinaia di migliaia di esodati ci siano anche le idee e le organizzazioni storiche della sinistra di classe in Italia. Un quadro funesto cui non possiamo certo rassegnarci, dalla repressione all’ingiustizia, dallo sfruttamento alla rapina legalizzata, da un futuro cancellato ad una dignità che viene venduta in nome del mercato. Non possiamo rassegnarci alla dittatura dei media e dell’euro, e neanche a facile scorciatoie di ogni tipo, ma dobbiamo ricostruire una rete solidarista e di classe per rivendicare diritti perduti, difendere il presente e il futuro, cambiare la società dal basso.
E’ ora di mettere le ragioni dei lavoratori, degli sfruttati, degli immigrati e dei disoccupati. Dei malati e degli studenti, al primo posto. Banchieri, faccendieri, tecnici e politicanti vecchi e nuovi se ne possono anche andare via. Costruiamo dal basso una società più giusta, dove le gerarchie politiche, economiche e culturali vengano abolite. Non abbiamo che da perdere che le nostre catene!
FAI – Federazione Anarchica Italiana:
Gruppo “Michele Bakunin” – Jesi
Gruppo “Francisco Ferrer” – Chiaravalle
Fip. Via Pastrengo 2 – Jesi