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Comunicato stampa del 13 settembre 2020

Il 14 settembre prossimo alla chiamata di Salvini in piazza non ci saremo. Perché non siamo della Lega, perché siamo antifascisti. Non siamo abituati a farci dettare l’agenda politica da chi ci è avversario. La nostra politica non la risolviamo con due slogan e quattro promesse, men che meno urlando da un palco e prendendosela con i più deboli. Siamo abituati a fare politica tutti i giorni, quasi sempre senza essere pagati da nessuno, e lo facciamo sui luoghi di lavoro, in città, nell’associazionismo e ovunque ci sia bisogno di difendere e allargare diritti. La Lega si presenta a Jesi sollevando la questione della sanità. Quale?

Quella della Lombardia che ha rischiato il collasso grazie alle scelte politiche della Lega, ed invece ha salvato la vita a migliaia di persone grazie alla competenze e al lavoro e al coraggio di migliaia di lavoratori. Il modello della sanità di Maroni e Formigoni, è stato, in primo luogo, bocciato dagli stessi lombardi, e poi dall’urgenza della pandemia, in cui si sono viste tutte le capacità e le competenze in possesso degli amministratori leghisti. Il welfare della Lega discrimina e nega l’assistenza ai più bisognosi, come a Lodi, a Como.

C’è qualcosa di cristiano in questo? Di italica virtù o di libertà liberali tutelate? Il prossimo 14 settembre Salvini a Jesi avrà il suo pubblico, quello dei facili applausi raccattati nei teatri perduti di provincia, che si alimenta della politica dell’odio, dei capri espiatori, delle fake news, delle dichiarazioni fatte e smentite e rifatte nell’arco di pochi giorni. Ricordate? Riaprire, chiudere, riaprire, chiudere. Salvini sarà in piazza in mezzo alla gente, senza distanziamento sociale e senza mascherina, proprio il giorno della riapertura delle scuole, in barba alla scienza e alle istituzioni. Chi porta avanti la baracca, chi lavora per poche centinaia di euro al mese, chi spera che vada tutto bene, forse voterà anche il Matteo padano, per disperazione, ma non ha tempo né di seguirlo nelle sue piazzate, né di seguirlo mai più quando si accorgerà che le cose, grazie a lui, possono solo peggiorare. A Jesi Salvini fa la sua comparsata, noi ci viviamo e ci lottiamo da sempre, per costruire una società migliore, più giusta.

Aderiscono: Anpi – Jesi, Arci Comitato Jesi – Fabriano, Jesi in Comune, Sinistra Italiana – Jesi, Meetup – Jesi, FAI- sez. “M. Bakunin di Jesi, FAI – sez. “F. Ferrer” di Chiaravalle, Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”. Fancello Daniele, Fancello Luciano, Cesini Rosalba, Priori Sabrina, Giuliodori Ero, Alberici Antonino, Clementi Beatrice, Vignola Irene, Contardi Carmen, Lucarini Giorgio, Andrea Dignani, Bezzeccheri Lucia, Santoni Raffaella, Fava Gabriele, Priori Rolando, Santoni Laura, Tonelli Stefano, Torelli Anna, Fiordelmondo Massimo, Marchegiani Manuela, Baccani Marco, Tonini Cardinali Fabrizio, Frattini Chiara, Casavecchia Patrizia, Ausili Annamaria, Giannini Gianni, Serpilli Serena, Violini Tiziana, Gwynplaine Edizioni, Bini Palmiro, Bucciarelli Raffaele, Zepponi Chiara, Cherubini Silvia, Osimani Germano, Osimani Stefano, Sardella Mario, Chiatti Vincenzina, Galanti Luce, Bavaro Silvia, Uncini Liliana, Lasca Leonardo.

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Striscioni e manifesti

Comunicato stampa del 26 giugno 2020

Nei giorni scorsi I muri della città si sono riempiti di manifesti

“artistici”. Una scelta culturale per poter coprire i manifesti del

lockdown pandemico con una grafica nuova, stud

iata, bella. Forte la voglia di dimenticare e passare oltre, di ritornare alla normalità cancellando la realtà. Si smontano costosi ospedali da campo. Ci si chiede che cosa fare di costose astronavi sanitarie intanto che ci si libera degli scafandri, si dimen

ticano gli eroi sanitari i quali tornano all’eroica quotidiana assistenza fatta di tagli di posti letto, personale, risorse. Quasi non si riesce a capire perché l’Italia sia stata squassata da una delle peggiori pandemie degli ultimi decenni. Il solito chia

cchierone di Milano dà la colpa alla fatalità. Qualcuno invece alza il dito accusatore contro una classe politica tutta incapace. Altri ricordano la vendita del welfare italiano sul mercato del profitto privato e del clientelismo p

olitico. La chiacchierona di Roma fa il suo tour elettorale promettendo cose. I chiacchieroni locali, pure. Intanto intere famiglie non sanno come andare avanti, hanno finito i soldi, perso il lavoro. Ma per i signori dei palazzi italiani non è successo niente, e la m

emoria del corpo elettorale è breve e pronta a farsi suggestionare da

chi urla di più, da chi promette di più. Da chi fa tutto e il suo contrario. Se ci saranno prossime ondate epidemiche, certo è che il coronavirus continuerà a trovare terreno fertile per svilupparsi in un paese malato di memoria, storica e politica. Per questo abbiamo pensato che riportare alla luce dei manifesti vecchi di sette anni fa, che parlavano di tagli alla salute pubblica, la cui attualità è, purtroppo, evidente, possa essere un atto di accusa contro chi ha reso più fragile la società italiana, debole nei confronti del virus, inerme verso il profitto privato che le ruba futuro e vita. Da sabato, sui muri di Jesi, assieme a manifesti da brand festival, ci saranno manifesti belli di politica.

 

F.A.I. – Federazione Anarchica Italiana
Sez. “M. Bakunin” – Jesi
Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle
Circolo Studi Sociali “Ottorino Manni” – Senigallia

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Jesi per Pinelli

   E’ nato “Jesi per Pinelli”, un coordinamento di più soggettività – singole e collettive – in relazione al 50° anniversario dell’uccisione del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli e della strage di Piazza Fontana, aderendo, in questo, all’iniziativa della Catena musicale per non dimenticare Giuseppe Pinelli e Piazza Fontana, che culminerà il 14 dicembre prossimo con una lunga catena umana dalla piazza della strage alla questura di Milano, dove venne ucciso Pinelli.
   Il coordinamento è aperto alle adesioni di quanti condividono l’obiettivo di rendere la memoria della recente storia oscura di questo paese uno strumento di coscienza identitaria e di solidarietà condivisa, in un paese dove alle stragi di stato si sono sostituite quelle sul lavoro, in mare, dietro le mura anonime delle violenze familiari.
   In un paese in cui il funzionamento della “cosa pubblica” deve essere trasparente e solidale, rifuggendo tentativi e scorciatoie autoritarie, liberticide, distruttive. Il fascismo in Italia è stato sconfitto militarmente e sindacalmente, politicamente e umanamente, ma una infezione maligna che può sempre prendere piede nelle pieghe dell’ignoranza, del razzismo, dello sfruttamento.
   Ricordare gli anni dello stragismo ed il sacrificio di Giuseppe Pinelli, e delle tante vittime della violenza, è un bene pubblico irrinunciabile. Il prossimo incontro si terrà presso la sede del Centro studi libertari “Luigi Fabbri” di Jesi, martedì 29 ottobre prossimo.

Hanno aderito finora: Arci Jesi – Fabriano, Anpi – Jesi, Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”, Spazio Rosso “Umberto Terracini”, Prof. Gabriele Fava, Jesi in Comune, Laboratorio Sinistra, Sinistra Italiana – Federazione di Ancona e Circolo Jesi e Vallesina, Partito della Rifondazione Comunista di Jesi, Federazione Anarchica Italiana – sezioni di Jesi e Chiaravalle, Gruppo Anarchico “Kronstadt” – Senza fissa dimora – Ancona, Federazione Giovani Socialisti – Marche.

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Sgomberato il Centro sociale anarchico a Torino…

Arrestati anarchici a Trento e dintorni. Sbandierate conferenze stampa dell’allerta del Viminale sul pericolo terrorismo di anarchici e centri sociali. Difficile star dietro alla campagna mediatica del governo giallo-verde, e del suo protagonista assoluto: il Ministro dell’Interno.

Eppure sembra un film già visto. Iniziato con lo sgombero di una casetta abusiva di una famiglia di Rom (italianissimi), proseguito con il sequestro (di fatto) in mare di 177 poveracci, continuato con la demonizzazione di mendicanti, grande pericolo per il decoro delle città, e dei richiedenti asilo per motivi umanitari. A latere tocca anche alle donne, con il disegno di legge di Pillon, ai minori, con la richiesta di abbassare a 12 anni l’imputabilità, mentre malaffare, bombe mafiose, sparatorie camorriste, caporalato e nuova schiavitù disegnano sempre più il quadro socio-economico di questo paese.

Al welfare state si sta sostituendo un war-fare state, utile a far crescere l’angoscia sociale, a reprimere il dissenso, a monetizzare il disagio. Un quadro brutto, fosco, che spinge sempre più verso un autoritarismo classista, cancellando lo stato di diritto. Un quadro in cui non bisogna cedere né alle provocazioni dell’arroganza del potere, né a quelle dello squadrismo fascista (che può occupare edifici e imperversare), e men che meno allo sconforto di chi vuol rubare il futuro riportando l’Italia al passato.

Come anarchiche e anarchici, come lavoratrici e lavoratori, donne e uomini liberi alziamo un grido di denuncia contro la violenza e il terrorismo mediatico che colpisce gli ultimi, impoverisce questa società, e nasconde l’incapacità (e la volontà) delle classi al potere di poter affrontare concretamente e democraticamente i problemi di questo paese. Quello in atto è un film già visto, e sappiamo quando già in passato fu alto il prezzo del biglietto pagato dal popolo. E sappiamo anche come andò a finire.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle
Alternativa Libertaria / FdCA
sez. “S. Francolini” – Fano/Pesaro
Gruppo Anarchico “Kronstadt” – (senza fissa dimora) Ancona

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Statuto Comunale – Comunicato Stampa

Comunicato Stampa del 20 febbraio 2019

Torna la questione delle modifiche allo Statuto comunale. Sembra che se ne potrà discutere, come già avvenuto lo scorso autunno in una iniziativa dell’ANPI, anche a livello pubblico, il prossimo 26 febbraio. Conferme ed indicazioni in merito però ancora non ci sono. Il gruppo di Jesi in Comune si è espresso in maniera chiara sulle modalità e le finalità legate alle modifiche apportate.

Dal canto nostro possiamo sottolineare alcuni elementi. L’adeguamento ai cambiamenti normativi, che poteva essere fatto quasi meccanicamente rispettato le indicazioni di legge, è diventato occasione per riscrivere i principi fondanti dello statuto, la cui lettura, nella versione proposta dall’Amministrazione, fra aggettivi, ripetizioni, avverbi vari e passaggi ridondanti, fa pensare più ad un qualcosa che rappresenta una via di mezzo fra la propaganda elettorale, il revisionismo e la riscrittura di parte dell’identità di una città. In pratica non si capisce perché i principi presenti nello statuto precedente siano stati modificati. Eppure rappresentavano il comune sentire di un pluralismo di cui l’Amministrazione e la città si erano fatti portatori; mentre la versione proposta, su cui molto c’è da ridire, probabilmente verrà adottata a colpi di maggioranza. Fatto metodologicamente poco rappresentativo, democratico e partecipato, ma soprattutto che segna ulteriormente la distanza fra il Palazzo e la collettività, fra paese legale e paese reale.

Per intenderci, non ci entusiasma parlare dello statuto comunale. Una comunità è quello che riesce ad esprimere nella quotidianità, nella solidarietà, nell’inclusione di chi ha bisogno, e non quello che viene astrattamente scritto di essa. E crediamo invece che i momenti di discussione pubblica dovrebbero molto di più caratterizzare le scelte politiche ed economiche di questa città legate all’ambiente, al lavoro, alle differenze e al sostegno degli ultimi.

La riscrittura dello statuto poteva essere una di queste occasioni, ma non tanto per i principi da cambiare, quanto per capire gli strumenti offerti per un allargamento della partecipazione collettiva alla “cosa pubblica”, a quella Respublica Aesina, che si riscopre falsamente regia. Miracoli del sovranismo e del populismo dominanti.

F.A.I. – Federazione Anarchica Italiana

sez. “M. Bakunin” – Jesi

sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle