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Comunicato stampa 26.02.2020

Il consigliere regionale di destra privo di argomenti e ricco di provocazioni è tornato a farsi sentire. Dopo le dichiarazioni antiscientifiche su invasioni etniche, reali come l’arrivo dei marziani, continua a prendersela con i più deboli. O meglio, le più deboli: le donne. Questa volta le categorizza in posizione subordinata all’interno di quella che lui afferma essere l’unico tipo valido di famiglia, facendo fare un passo indietro di qualche secolo alla società. Non pago, cita a caso articoli scientifici in un copia e incolla valido come un assegno a vuoto. E’ il volto rampante della destra fallimentare di sempre, portatrice di una strategia ben chiara: noi che siamo al potere decidiamo quali sono i diritti e chi ne possano usufruire. Gli altri, si arrangino, dando il meno fastidio possibile. Una visione utile a monetizzare l’assistenza sanitaria e sociale per mettere le mani su fondi pubblici, sui “piccioli” e, si sa, i soldi … non bastano mai! E dunque le donne stiano in casa a fare le disoccupate, e a farsi ammazzare dai maschi, in una condizione cronica di schiavitù familiare. Benvenuti nel Medioevo marchigiano! Molti sono insorti contro le parole del consigliere, ma troppi ancora ne mancano, specie a livello istituzionale, lavorativo e giuridico a sottolineare la banalità del male espressa fatta di segregazione e disuguaglianze per le vittime di sempre: donne, disabili, stranieri, poveri, lavoratori, in una guerra di classe arrogante e violenta in cui si tutelano i ricchi e i padroni e si aizzano gli sfruttati l’uno contro l’altro. Il tutto mentre la regione sprofonda in una pandemia che mostra la reale capacità di gestire la crisi da parte del governo locale. Si riuscirà a contrapporre ai gerarchi marchigiani una risposta politica e sindacale valida, collettiva, partecipata e rivendicativa?

FAI – Federazione Anarchica Italiana

   Sez. “M. Bakunin” – Jesi

   Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Gruppo Anarchico “Kronstadt” (senza fissa dimora) – Ancona

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CStampa Pandemia 01.02.21

Le Marche al tempo della pandemia. Aumentano i contagi nelle residenze, i centri sanitari tutti sono in difficoltà nell’affrontare una crisi che si manifesta sempre più lunga e pesante, il personale sanitario ha bisogno urgente di supporto, sia in tema di riposi sia in tema di alleggerimento dei carichi di lavoro. La precarietà di redditi e lavori si fa sempre più drammatica. Il tutto in quadro sanitario, sociale e lavorativo già reso difficile dalle scellerate politiche delle giunte regionali. E, di fronte a tutto questo la cabina di regia regionale si mostra in termini preoccupanti. Un consigliere di destra, nel giorno della memoria, parla di invasione etnica. L’assessora alle pari opportunità fa politica ideologica e oscurantista sul corpo delle donne, mentre l’assessore alla sanità incerto sul comprendere il significato di uno screening di massa per il COVID, criticato da più parti, pensa alle radici giudaico-cristiane dell’Europa.

I lavoratori, le donne, i malati, gli studenti in DAD, i migranti e i disoccupati, gli ultimi di sempre, non hanno certo bisogno dei teatrini politici di questa giunta regionale nuova, ma vecchia come il peggiore dei poteri dell’italica stirpe. Una giunta regionale in piena continuità con i suoi colleghi predecessori.

La pandemia sospende le vite, ma non le lotte e la consapevolezza politica che i diritti si allargano, si difendono e non si rubano per quattro sciacalli voti – e soldi – elettorali.

FAI – Federazione Anarchica Italiana

sez. “M. Bakunin” – Jesi

sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Gruppo Anarchico “Kronstadt” (senza fissa dimora) – Ancona

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Ciao Checco.

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Francesco Contigiani era un nostro compagno. Il tragico incidente di cui è stato vittima nella serata di martedì ha strappato via una vita ed un affetto alla sua famiglia, a noi, suoi compagni anarchici, ai suoi colleghi di lavoro ed ai suoi amici. Impegnato in politica da sempre, sin dai tempi dell’occupazione autogestita della Ludoteca in Ancona, da anni era parte integrante del gruppo anarchico di Jesi e del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”. Non sarà facile senza di lui. Figlio delle idee di giustizia e delle pratiche di libertà, militante politico e delegato sindacale, fiero rappresentante di una coscienza popolana e proletaria, refrattaria a qualsiasi abuso, assetata di ogni sapere e militante della solidarietà quotidiana realizzata sul posto di lavoro e nei luoghi della socialità a basso costo; quella che non fa curriculum, quella delle risorse monetarie sempre troppo strette e dei cuori degli amici sempre troppo larghi. Viene da pensare che sarà un mondo ancora più brutto senza “Checco”, ma dal canto nostro, l’unico omaggio che possiamo fargli è di continuare a lottare e a sperare di essere in grado di renderlo migliore. Ci mancherai tremendamente Checco, per questo continueremo a tenerti al nostro fianco. Ciao compagno.

Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” – Jesi

FAI – Federazione anarchica Italiana:
sez. “Michele Bakunin” – Jesi;
sez. “Francisco Ferrer” – Chiaravalle.

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Tifoserie e problemi – Comunicato Stampa del 16 nov 2020

 

E’ di questi giorni la notizia delle esternazioni di un docente delle superiori in merito alla pandemia. Si è mossa anche la nota trasmissione de “Le Iene”. Il tutto ha rotto la monotonia delle quotidiane dichiarazioni sulla fontana dei leoni (con obelisco annesso). In piena pandemia, mentre la regione vira verso il colore arancione dell’emergenza, Jesi sembra sempre più allontanarsi dalla realtà drammatica in atto, scegliendo la strada delle tifoserie, degli anatemi, dell’autoincensarsi del proprio esistere. Se un docente fa dichiarazioni molto discutibili sia sul piano del contenuto scientifico, sia su quello dell’educazione, al di là dell’episodio in quanto tale, è da interrogarsi sullo stato della scuola pubblica in città, e nel paese, dove in più, un dirigente scolastico, in occasione del 4 novembre, ha esaltato la bella morte in guerra.
Al clima di tragedia della scorsa primavera, con le sue rappresentazioni di miti ed eroi, si è sostituito quello da commedia – non meno tragica – in cui la gravità del momento sfuma nel dimenticatoio, nell’auto-assolvimento di una classe al potere (locale, regionale – vecchia e nuova – e nazionale) nella migliore delle ipotesi incapace di gestire l’emergenza in atto (vogliamo parlare dell’utilità dell’idrossiclorochina?), nella peggiore, insensibile ai reali drammi in corso. Drammi di chi non ha lavoro, degli invisibili, dei precari e dei tanti lavoratori in nero che non sanno come andare avanti. Drammi che vedono infermieri e medici, oss e personale sanitario e sociale, duramente impegnati a rispondere ai bisogni collettivi. Un disagio sociale e lavorativo che doveva e poteva essere quanto meno mitigato in tempo a fronte di una seconda ondata, prevedibilissima anche dal più mediatico dei virologi.
C’è una Jesi che non fa parte di tifoserie di sorta. Non ne ha tempo, deve tirare avanti in corsia o nei quartieri dimenticati, sui mezzi pubblici o sui luoghi insicuri di lavori sottopagati. E’ la Jesi, o meglio è il paese Italia tutto, fatto di gente reale (non regia) che sa che dovrà superare i lunghi mesi che ci attendono, cercando di non cedere alla disperazione e sviluppando solidarietà e mutuo aiuto perché sui chiacchieroni di sempre, non si può contare. Poi, infermieri e medici, stanchi di vivere in un paese che taglia la salute e in cui trova spazio chi nega la scienza, magari si faranno tifoseria. Poi, disoccupati e precari, stanchi di chi semina odio e parla di sicurezza senza mai pensare al lavoro, dovranno farsi tifoseria. Poi, si dovranno ricostruire una città ed un paese usando le ragioni del bisogno e i sentimenti degli ultimi. Adesso è solo il tempo di sopravvivere. Tutti, senza lasciare nessuno indietro.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
Sez. “M. Bakunin” – Jesi;
Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

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Comunicato stampa del 13 settembre 2020

Il 14 settembre prossimo alla chiamata di Salvini in piazza non ci saremo. Perché non siamo della Lega, perché siamo antifascisti. Non siamo abituati a farci dettare l’agenda politica da chi ci è avversario. La nostra politica non la risolviamo con due slogan e quattro promesse, men che meno urlando da un palco e prendendosela con i più deboli. Siamo abituati a fare politica tutti i giorni, quasi sempre senza essere pagati da nessuno, e lo facciamo sui luoghi di lavoro, in città, nell’associazionismo e ovunque ci sia bisogno di difendere e allargare diritti. La Lega si presenta a Jesi sollevando la questione della sanità. Quale?

Quella della Lombardia che ha rischiato il collasso grazie alle scelte politiche della Lega, ed invece ha salvato la vita a migliaia di persone grazie alla competenze e al lavoro e al coraggio di migliaia di lavoratori. Il modello della sanità di Maroni e Formigoni, è stato, in primo luogo, bocciato dagli stessi lombardi, e poi dall’urgenza della pandemia, in cui si sono viste tutte le capacità e le competenze in possesso degli amministratori leghisti. Il welfare della Lega discrimina e nega l’assistenza ai più bisognosi, come a Lodi, a Como.

C’è qualcosa di cristiano in questo? Di italica virtù o di libertà liberali tutelate? Il prossimo 14 settembre Salvini a Jesi avrà il suo pubblico, quello dei facili applausi raccattati nei teatri perduti di provincia, che si alimenta della politica dell’odio, dei capri espiatori, delle fake news, delle dichiarazioni fatte e smentite e rifatte nell’arco di pochi giorni. Ricordate? Riaprire, chiudere, riaprire, chiudere. Salvini sarà in piazza in mezzo alla gente, senza distanziamento sociale e senza mascherina, proprio il giorno della riapertura delle scuole, in barba alla scienza e alle istituzioni. Chi porta avanti la baracca, chi lavora per poche centinaia di euro al mese, chi spera che vada tutto bene, forse voterà anche il Matteo padano, per disperazione, ma non ha tempo né di seguirlo nelle sue piazzate, né di seguirlo mai più quando si accorgerà che le cose, grazie a lui, possono solo peggiorare. A Jesi Salvini fa la sua comparsata, noi ci viviamo e ci lottiamo da sempre, per costruire una società migliore, più giusta.

Aderiscono: Anpi – Jesi, Arci Comitato Jesi – Fabriano, Jesi in Comune, Sinistra Italiana – Jesi, Meetup – Jesi, FAI- sez. “M. Bakunin di Jesi, FAI – sez. “F. Ferrer” di Chiaravalle, Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”. Fancello Daniele, Fancello Luciano, Cesini Rosalba, Priori Sabrina, Giuliodori Ero, Alberici Antonino, Clementi Beatrice, Vignola Irene, Contardi Carmen, Lucarini Giorgio, Andrea Dignani, Bezzeccheri Lucia, Santoni Raffaella, Fava Gabriele, Priori Rolando, Santoni Laura, Tonelli Stefano, Torelli Anna, Fiordelmondo Massimo, Marchegiani Manuela, Baccani Marco, Tonini Cardinali Fabrizio, Frattini Chiara, Casavecchia Patrizia, Ausili Annamaria, Giannini Gianni, Serpilli Serena, Violini Tiziana, Gwynplaine Edizioni, Bini Palmiro, Bucciarelli Raffaele, Zepponi Chiara, Cherubini Silvia, Osimani Germano, Osimani Stefano, Sardella Mario, Chiatti Vincenzina, Galanti Luce, Bavaro Silvia, Uncini Liliana, Lasca Leonardo.