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Sulla manifestazione di sabato 10 febbraio prossimo a Macerata.

Sabato 10 come anarchici/e saremo a Macerata a dimostrare la nostra contrarietà alla violenza fascista che vede quotidianamente la legittimazione politica e mediatica dell’odio razzista e della provocazione squadrista. Sui social si sono moltiplicati gli atti di solidarietà verso lo stragista che ha ferito sei persone. Nelle città imperversano episodi di intolleranza (es. all’ospedale di Parma) e di propaganda elettorale della peggior specie. Al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Bolzano, un raid di Casa Pound se l’è presa con i senza tetto che dormono nella sala di attesa, per ripararsi dal freddo invernale, come se le misure anti-povero (dai decreti Minniti ai tanti sadici congegni come spunzoni e gli spezza-seduta delle panchine.. ) non fossero abbastanza per chi ha paura non tanto della povertà, ma degli esseri umani che si trovano in questa condizione. Chiamare infami queste pratiche è eufemismo. Ciò nonostante, siamo convinti che i partiti di destra da queste azioni vigliacche guadagneranno ulteriori voti, frutto della frustrazione, della stupidità, della miseria morale ed economica cui loro, per primi, hanno contribuito. In questo consideriamo sia importante non arrendersi al fascismo, mostrarsi in piazza come atto politico di solidarietà verso le vittime di Macerata, Parma, Bolzano, e tante altre. Noi non crediamo in un antifascismo fine a se stesso, che si manifesta a chiamata e su reazione della violenza squadrista. Noi crediamo che l’antifascismo oggi debba fare lo sforzo di mostrarsi unito nelle diversità delle sue anime, alla luce del sole, fermo e deciso nel messaggio di condanna della violenza e in grado di non accettare alcun tipo di provocazione. Noi crediamo in un antifascismo militante che si manifesta nei luoghi di lavoro a difesa degli sfruttati (tutti), negli ospedali, a difesa di una sanità pubblica e gratuita continuamente tagliata, nelle scuole dove l’istruzione accessibile ai più deboli debba garantire uno sviluppo autonomo e libero della persona. Rifiutiamo la guerra fra poveri, fra italiani ed immigrati oggi come fra Nord e Sud ieri, e siamo contro la guerra di classe operata da padronato, finanza, e complicità politiche ed istituzionali (tutte). Siamo in piazza per la solidarietà sociale, la libertà e l’uguaglianza nelle diversità.

F.A.I. Federazione Anarchica Italiana

sez. “M. Bakunin” – Jesi

sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Gruppo Anarchico “M. Bakunin” FAIRoma

Alternativa Libertaria/FdCA

sez. “Silvia Francolini” – Fano/Pesaro

Gruppo Anarchico “Kronstadt” – (senza fissa dimora) Ancona

Fip. Via Pastrengo 2 – Jesi, 7 febbraio 2018

Violenza Fascista

Macerata è una città della profonda provincia italiana, come tutte le altre città d’Italia, e come anche le periferie di Milano, Roma, Torino, Napoli, etc. La profonda provincia dove facilmente cresce ed esplode l’odio; dove si può chiamare scimmia una donna (a Fermo) ed ammazzare il marito che la difende. Una provincia rabbiosa e viscerale, come quella di Firenze dove sette anni fa vennero uccisi due senegalesi, o Busto Arsizio, dove tornano i roghi in piazza delle donne che la pensano diversamente, anche se, fortunatamente, solo in effige. E tanti altri, troppi, episodi squadristi di questi ultimi anni di cui c’è da perdersi, nell’elencare la violenza conseguente alla campagna d’odio della Lega, Casa Pound e Forza Nova, tollerata da molti altri, negata dai media e, funzionale a far dimenticare i veri problemi di questo paese, affogandoli in una guerra fra poveri.

In questi giorni sta uscendo nelle sale il film “Sono tornato”, scopiazzatura della versione tedesca “Lui è tornato”, con un taglio comico discutibile ed una lettura molto superficiale di cosa sia stato e di cosa è il fascismo, dimenticando che, al di là di ogni valutazione, commento, riscrittura e revisionismo (o negazionismo) il fascismo è in primo luogo violenza. Violenza fisica, sopraffazione, uccisioni, desaparecidos, stragi, guerre, e negazione delle libertà, razzismo, discriminazione. Il fascismo è far morire affogati i profughi in mare o congelati alla frontiera.

Il fascismo non è un momento passeggero della politica che può farsi più o meno autoritaria, una dittatura dolce, un … “prima gli italiani”. Non c’è stata idea politica in questo paese che non abbia concorso alla morte di così tanti italiani come il fascismo.

Di fronte a questo c’è chi pensa che un articolo della costituzione, una disposizione di legge, una mozione parlamentare, un ordine del giorno o un impegno istituzionale possano arginare la violenza montante. In realtà il fascismo si combatte rifuggendo la violenza, riconoscendo le diversità, non accettando nessun tipo di provocazione e garantendo altresì salute, scuola e lavoro a tutti. Il fascismo si combatte allargando i diritti e le libertà, civili, sindacali e sociali, non riducendole. Ma soprattutto il fascismo si combatte assumendo il coraggio di guardare in faccia la violenza politica, la sua banalità del male, la natura intrinsecamente anti-umana di ogni pensiero fascista.

La profonda provincia italiana ha di nuovo prodotto violenza. Qualcuno dirà “è un pazzo isolato”, molti purtroppo già stanno applaudendo lo sparatore del 3 febbraio a Macerata, incensandolo con un “Onore al camerata”. La maggioranza delle persone farà finta di nulla. Fino alla prossima violenza, fino a quando, forse, ci scapperà un linciaggio. O fino a quando si scoprirà che è troppo tardi per dire e fare qualcosa contro il fascismo.

 

F.A.I – Federazione Anarchica Italiana
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Alternativa Libertaria/FdCA
 sez. “Silvia Francolini” – Fano/Pesaro

Gruppo Anarchico “Kronstadt” (senza fissa dimora) – Ancona

Per la Salute Pubblica a Senigallia e non solo

        Le continue, (pessime) notizie riguardanti l’Area Vasta n. 2 (ma non solo), hanno il pregio di porre in rilievo alcune questioni, in merito alla salute dei cittadini, ma non riescono a farsi contributo e progettualità politica. Il depotenziamento dell’ospedale di Senigallia è un dato chiaro a tutti, come quello di tutta la sanità regionale e nazionale, lungo una prospettiva di destrutturazione del welfare pubblico, sia per il risparmio della spesa dello stato (magari per fare qualche guerra in giro), sia per aprire spazi di intervento ai privati e ai fondi assicurativi.

        Negli ultimi 20 anni si è assistito progressivamente alla chiusura/ridefinizione dei piccoli ospedali (prima dovevano essere chiusi, poi trasformati in case della salute, poi ancora in ospedali di comunità), seguite da scelte di vario tipo quali, ad esempio, ultima in ordine di tempo, la cessione come ramo d’impresa dell’Ospedale d’Osimo all’Inrca anconetano, mentre il governatore plenipotenziario della sanità marchigiana si preoccupa di quale algoritmo sviluppare per poter avere un solo ospedale per provincia. Il problema purtroppo non è risolvibile semplicemente con formule numeriche, anche in termini di finanziamenti.

        Le ultime uscite di alcuni esponenti di maggioranza delle realtà comunali più grandi nella provincia (come l’intervento dell’Assessore alla Sanità del Comune di Senigallia sui media qualche giorno fa), sono solo spot elettorali/propagandistici, diretti ad una cittadinanza che invecchia, e che si informa sempre meno sul peggioramento delle condizioni generali di assistenza e salute decise nelle cabine di regia regionali di un PD che, con la paura di perdere voti, da una parte taglia e dall’altra finge di opporsi per non perdere quei pochi consensi di convenienza rimastigli sul territorio.

        L’esempio di Senigallia è lampante circa il futuro progettato secondo scelte governative che si succedono con continuità politica tutte tese a lasciare il welfare in mano a chi (in questo caso La Curia) delle emergenze sociali si è sempre fatto paladino di carità, senza mai metterne in discussione le cause, promuovendo tramite proprie associazioni e soldi nostri, e ore di lavoro gratuito di volenterosi caritatevoli, senza mai intaccare alla radice le cause e il crescere delle disuguaglianze, mentre i problemi di povertà e marginalità sociali già in alcune parti della regione vengono affrontati con fogli di via e la stretta su decoro e sicurezza. Alla fine, quali che saranno scelte e i futuri servizi previsti per l’Ospedale di Senigallia ( Jesi, Fabriano, etc.), la questione rimane politica, ed è una sola: la copertura universale dei bisogni della salute per i cittadini sarà garantita, potenziata o peggiorerà? I lavoratori della Sanità saranno messi in condizione di prestare cura e assistenza in maniera funzionale o, continueranno a subire il taglio degli organici e la contrazione dei posti letto con conseguenze negative in primo luogo per la popolazione?

        Numeri contro uomini, lavoratori e utenti contro tagli lineari, universalismo sanitario contro assoggettamento istituzionale e politico alle esigenze del mercato. Dal canto nostro possiamo solo che chiamare ad una mobilitazione come già avvenuto in passato e in altri contesti, fuori da una guerra fra poveri, che vuole una città contro l’altra per il mantenimento di questo o quel servizio e in difesa della salute pubblica.

F.A.I – Federazione Anarchica Italiana

        sez. “O. Manni” – Senigallia,

        sez. “M. Bakunin” – Jesi,

        sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Gruppo Anarchico “Kronstadt” (senza fissa dimora) – Ancona

Mercoledì 31 gennaio 2018

martedì 12 dicembre – fiori contro il fascismo

Il prossimo 12 dicembre cade il 48° anniversario della Strage di Piazza Fontana. Quasi mezzo secolo è passato da un periodo in cui, a fronte di profondi cambiamenti nel tessuto sociale e politico italiano, la destra reazionaria, golpista e fascista ordiva trame (il tintinnio di sciabole del Generale De Lorenzo), progettava colpi di stato (quello “rientrato della Rosa dei Venti di Junio Valerio Borghese) e soprattutto insanguinava il paese con la strategia della tensione mietendo vittime nelle piazze, sui treni, in ogni dove. La violenza e l’odio neofascista fu corresponsabile di una deriva terrorista della polizia che non riuscì a bloccare le riforme e l’ammodernamento del paese. Piazza Fontana è il simbolo condiviso di una memoria antifascista che oggi è di nuovo chiamata a rendersi visibile e attiva. Anche a Jesi, come nel resto del paese e dell’Europa, il vento di un populismo viscerale soffia sul malcontento diffuso facendo leva sulle menzongne storiche, sulle guerre fra poveri, su facili parole d’ordine che esasperano gli animi e inaridiscono i cuori. E soprattutto non forniscono alcuna soluzione ai problemi socioeconomici. Consideriamo che il prossimo 12 dicembre, nella lapide (dedicata alle vittime della strategia della tensione) posta nell’androne della residenza municipale, l’annuale deposizione di una corona di fiori possa essere una azione che rimanga al di fuori dalla logica difensiva “dell’azione-reazione” a cui la sinistra sembra ormai costretta, un piccolo passo slegato dal necessaritarismo politico, che va al di là dell’aspetto “religioso” di un anniversario, perché il nostro intento invece tende al mantenimento di relazioni, per ricostruire un fronte unico contro tutti gli autoritarismi.

Martedì 12 dicembre alle ore 18.00 ci ritroveremo nell’atrio del Comune di Jesi per deporre i fiori, l’iniziativa è aperta a chiunque voglia partecipare.

F.A.I – Federazione Anarchica Italiana

sez. “M. Bakunin” – Jesi

sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” di Jesi

Comunicato Stampa 29.11.2017 – Contro ogni provocazione, per l’unità antifascista

Le iniziative in corso in queste settimane nel paese e nelle Marche, vedono una ripresa dell’attività del neofascismo di Forza Nuova, Casa Pound e altre formazioni minori senza togliere nulla alla Lega che, nello specifico marchigiano, addirittura arriva ad invocare la segregazione razziale sugli autobus.Appelli e presidi di vario genere si fanno sentire e danno voce al rifiuto delle tematiche razziste e della politica basata sull’odio e sulla rabbia viscerale.

Il malessere sociale si allarga e diventa il terreno fertile di un populismo che prende forza, sostiene e riproduce una guerra fra poveri (immigrati e italiani) all’infinito, senza toccare in alcun modo i cosiddetti “poteri forti”.

Poteri che non vengono toccati neanche da chi si erge dalle poltrone di palazzo ad antifascista storico e si fa mediatore di tutte le scelte liberiste che cancellano diritti e lavoro, sicurezze e futuro, peggiorando il quadro sociale e, di conseguenza, favorendo la deriva neo-fascista.

In una campagna elettorale perenne, per assurdo, le tre aree maggioritarie a livello politico (PD, FI, e M5S) sembrano avere tutto l’interesse ad uno sviluppo delle organizzazioni neofasciste, in una politica del divide et impera e dove si preferisce lo sviluppo di lotte pilotate dalla provocazione fascista che non di lotte a difesa dei diritti civili e sindacali. L’eco mediatica che da tempo accompagna le attività del neofascismo italiano è funzionale agli schieramenti in campo e si arresta solo di fronte alle provocazioni dello squadrismo violento e montante (escluso quando non utili alle strumentalizzazioni elettorali, come nel caso di Ostia).

Alla fine restano le argomentazioni deliranti sul corporativismo (il fascismo sul piano economico fu un fallimento), le canzonette di Povia e l’apertura di sedi e locali i quali non possono essere obiettivi di interesse politico in quanto tale dato che risultano di breve termine, funzionali unicamente a far perdere tempo e a dare visibilità a chi, altrimenti, avrebbe un pubblico abbastanza ridotto.

Dal canto nostro sappiamo che il fascismo si contrasta in primo luogo lottando per i diritti sociali, per l’uguaglianza, per una società più giusta e rifiutando qualsiasi forma

di provocazione verbale o violenta utile solo alla politica dell’odio, con un antifascismo che si tinge della diversità politica, della solidarietà sociale e dell’unità di classe.

Alternativa Libertaria/FdCA – sez. “Silvia Francolini”  Fano/Pesaro

Federazione Anarchica Italiana – sez. “M. Bakunin” Jesi – sez. “F. Ferrer” Chiaravalle

Gruppo Anarchico “Kronstadt” (senza fissa dimora) di Ancona