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Resistere oggi, rivendicare domani.

Nulla sarà più come prima. L’ottimismo è d’obbligo per superare queste settimane; la ragione ed i sentimenti, pure.

Nell’incertezza angosciante alimentata dalle locandine scandalistiche dei quotidiani e dalle bufale sui social, alcuni elementi risaltano: 1) la voglia di informazione e sostegno reciproco prevalgono sugli egoismi e le meschinerie; 2) le chiacchiere urlate per riempire il vuoto della politica non trovano lo stesso spazio del passato recente.

Alla Giorgia italiana è stato ricordato che il silenzio è d’oro, a riprova poi della perdita dei consensi del capitone padano trascinato in basso anche dall’operato (e dal parlato) dei suoi governatori.

Alla stessa maniera mostra tutta la sua vacuità chi si affanna a fare comunicati per lanciare i suoi j’accuse, e chi aspetta il domani convinto che le sue verità finalmente trionferanno, o chi resta chiuso nelle sicurezze fasulle delle verità condivise sui social.Quello che si costruisce oggi, servirà per domani.

Oggi nella maggior parte dei casi si aspetta, si spera, si resiste, in un sentore comune della gravità della situazione che accomuna chi sta a casa e chi continua a lavorare per mandare avanti la baracca. La baracca nostra, delle nostre vite, non quella del profitto, scambiato con la sicurezza della propria salute) di cui se ne hanno le tasche piene.Sono le pratiche partecipate ed i sentimenti onesti, le idee argomentate e le relazioni inclusive che permettono di andare avanti, senza bisogno né di legittimazioni dall’alto né di controinformazione dal basso.

Tutto questo serve oggi, e servirà domani per ricostruire una società più giusta. Servono gli scioperi improvvisati e le denunce dei lavoratori, il grido di dolore dei carcerati e dei sanitari, la solidarietà e la disciplina di classe di tutti contro la diffusione del virus. La determinazione, ed anche la disperazione, di oggi, serviranno per rivendicare diritti e garanzie domani. Il resto sono chiacchiere da bar, da talk show, da chat.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

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Solidarity with the Kurdish People.

   Come anarchisti e libertari delle Marche saremo presenti in forma organizzata ad entrambi i presìdi indetti in Ancona per la giornata del 12 ottobre, con questo testo,

   Con il popolo curdo per essere solidali e strumentali. Solidali con chi lotta per la libertà, per una società migliore, per combattere l’oppressione militare ed economica, culturale e politica, di cui lo stato turco di Erdogan è l’espressione più rozza di un’oppressione sorretta dal capitalismo e dal militarismo di Trump, Putin e della UE.

   Con il popolo curdo per essere solidali e strumentali. Strumentali perché dalle piazze si renda visibile un antagonismo organizzato e plurale che sappia ridare forza alle istanze di giustizia sociale anche in Italia dove in maniera sempre più marcata si fa avanti una demokratura che taglia diritti, salari, e futuro.

   Con il popolo curdo solidali e strumentali, per sostenere l’autogoverno delle donne e degli uomini liberi, in Kurdistan e in Siria, e ovunque sia possibile. Oltre le frontiere del primo mondo e nelle periferie abbandonate, l’unione fra sfruttati, libera dal padrone, cancella il fascismo e annulla il razzismo.

Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà.

Gruppo Anarchico “Kronstadt”

    (senza fissa dimora) di Ancona

FAI – Federazione Anarchica Italiana

    sez. “M. Bakunin” – Jesi

    sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Alternativa Libertaria / FdCA

    sez. “S. Francolini” – Fano / Pesaro

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La flat tax … marchigiana

Non fai la visita o l’esame? O avverti o paghi la prestazione disertata. Sul piano organizzativo un buon deterrente, che però scarica sugli utenti la responsabilità di funzionamento del sistema. Di mal funzionamento. La scelta è del governo regionale delle Marche che poteva preferire una contrazione delle liste d’attesa, un aumento dell’offerta, investire maggiori risorse alla sanità. Più pubblico e meno privato insomma. Invece se la cava con un’app da smartphone ad uso di un pubblico anziano, cronico, povero, con bassa educazione. Insomma si fa funzionare male il sistema e se ne scarica la responsabilità sugli utenti. La flat tax del capitano fallito in versione sanitaria e marchigiana.

Del resto c’è poco da meravigliarsi. Questo governo regionale sul piano della difesa della salute pubblica non ha fatto altro che tagliare servizi, prestazioni, posti letto ed ospedali. Ha privatizzato il più possibile e ha scelto di far passare un’estate di dannazione ad utenti ed operatori non sostituendo il personale in pensionamento, ferie e malattie. Con la conseguenza di causare ulteriori contrazioni di reparti e servizi, e scatenando una guerra fra poveri, fra presidi ospedalieri: Senigallia e Fabriano contro Jesi? La situazione abbastanza impoverita della sanità marchigiana riesce a tenere ancora testa alle richieste dei cittadini grazie alla professionalità (e sacrificio) dei suoi lavoratori, ma non potrà più tollerare l’arroganza del potere, il liberismo dilagante, le disuguaglianze erette a sistema presenti in regione.

Passata la sbornia del suicidio del capitano nazionale, i problemi di prima torneranno in misura più forte. Le Marche con i suoi governanti come sempre, in termini negativi, fanno scuola, come a dire: Le Marche, le disuguaglianze italiane in una regione.

Indicazioni per l’uso

Prenotazioni. Sulle impegnative il medico deve specificare il tempo indicato di esecuzione della prestazione: U (urgente 72 ore), B (breve, 10 giorni), D (differibile, 30 – 60 giorni), P (programmabile 180 giorni che saranno 120 dal prossimo anno). Il servizio dovrebbe essere nell’Area Vasta di residenza o limitrofa (considerando come sono fatte le Marche è una indicazione ad ogni modo disagevole ed iniqua, che spinge – assieme ai tempi lunghi delle liste di attesa, verso la prestazione privata). Si hanno diritti a rimborsi (anche qui la burocrazia …): priorità B presentare impegnativa entro 5 giorni dalla data di emissione (escluse domeniche e festivi), l’utente verrà ricontattato per appuntamento entro 5 giorni. Priorità D e P presentare impegnativa entro 15 giorni dalla data di emissione (escluse domeniche e festivi), l’utente verrà ricontattato per appuntamento entro 15 giorni. Disdire prenotazioni. Abbastanza complicato per chi è vecchio, solo, povero e poco istruito.

Ottenere una sanità migliore? Per questa cosa non bisogna rivolgersi ai burocrati, bisogna mandarli a casa. La lotta e l’unità degli sfruttati è da sempre la migliore garanzia per il diritto alla salute.

FAI – Federazione Anarchica Italiana

Sez. “M. Bakunin” – Jesi

Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

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2018 – L’anno della contestazione [?]

C’è un ministro che saluta con il pugno chiuso la votazione di un decreto legge. Mezzo governo che si affaccia al balcone e grida alla fine della povertà, mentre un altro ministro grida ad ogni occasione che per prima vengono i bisogni degli italiani. E tutti insieme gridano al cambiamento rivoluzionario del paese. No, non è il ’68 del maggio francese, o il ’48 della primavera dei popoli, ma è l’annus horribilis dell’avanzata dell’arroganza delle destre, senza bisogno di chiamarle fasciste. Fanno danni già così come sono. Sembra di essere tornati indietro nei peggiori anni della storia di questo paese: le menzogne e gli inganni che si ergono a scienza, l’arroganza a forma di dibattito, il razzismo e le disuguaglianza come caratteri identitari ed espressioni culturali di cui vantarsi. Abbandonarsi allo sconforto serve a poco, e più facilmente bisogna realizzare di trovarsi di fronte ad una classe padronale che sta raschiando il fondo del terrorismo economico per mantenersi al potere.

Per non far fallire il modello capitalista della società – incalzato dalla voglia di progresso e di libertà – si preferisce far fallire la società umana stessa. L’acqua non è un bene vitale e di tutti, ma un prodotto da vendere in bottiglia, l’ambiente qualcosa da saccheggiare incolpando il fato quando un ponte o mezza città ti crolla sotto i piedi. Il lavoro è sempre più simbolo di nuove servitù e miserie, mentre la sicurezza non riguarda più la salute pubblica, una vecchiaia sostenuta da una pensione sudata o un’istruzione garantita a tutti. La sicurezza vuol dire telecamere per spiare gli ultimi, leggi feroci, soldi per armi e armati. A dirigere il tutto i padroni di sempre. Quell’1% che si arricchisce ogni giorno alle spalle di tutti gli altri cui sembra che resti soltanto la prospettiva di bersi le panzane di una classe di politici buoni solo a dilapidare soldi pubblici, sostenere gli amici degli amici, umiliare e far arretrare verso la barbarie ogni segno di modernità umana, culturale, sociale, lavorativa.

Poca voglia in tutto ciò di festeggiare ricorrenze rivoluzionarie o aspirare ad utopie future. La sopravvivenza intellettuale ed economica in una società impoverita dai dittatori falliti dei social, già è qualcosa di rivoluzionario. Qualcuno ha detto che niente è per sempre, e quindi i diritti e le garanzie sociali, l’eguaglianza e le libertà civili sembrerebbero volatili conquiste pronte a scomparire sotto il peso di un tweet di un viceministro qualsiasi. A meno che al paese il/legale non risponda il paese reale, facendo sentire la sua voce, la sua determinazione a difendere diritti universali, libertà conquistate, utopie presenti e future, solidarietà che non riconoscono frontiere.

Come in Val di Susa o a Lodi, a Riace o lungo la dorsale appeninica che dice no alla Tap. Come quando ci si ribella ad uno stipendio rubato o ad un morto ammazzato sul lavoro, ad una scuola negata o ad una salute rubata. Se oggi una classe di arroganti padroni sembra avere la meglio, da sempre questo paese è terra di chi lo costruisce e lo suda, e da sempre è in grado, presto o tardi, di organizzarsi contro vecchi cialtroni vestiti di nuovo, o nuovi fascisti vestiti di vecchio. Presto o tardi ci si organizza per una società più giusta e libera. Meglio presto, che liberarsi dai tiranni non è mai tardi.

F.A.I. – Federazione Anarchica Italiana

Sez. “M. Bakunin” – Jesi

Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

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Per una sanità pubblica, equa ed onesta!

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia dell’arresto di quattro primari, un direttore sanitario ed un impresario in Lombardia, per reati di corruzione. Non è la prima volta che accade, punta di un iceberg che mostra un volto del sistema sanitario italiano troppo spesso dimenticato: quello di un mercato aperto a profitti di ogni genere, fatti non sempre in maniera onesta, a danno sicuramente della collettività, della salute pubblica, ma soprattutto di un sistema universalista che continuamente viene attaccato perché “costa” troppo, mentre corruzione, affarismo, tangenti, gerarchie e pressioni di ogni tipo prosperano creando una società altra sempre più lontana dai cittadini.

Lungo questa prospettiva qualcuno potrebbe affermare di non fidarsi più di una sanità venduta e controllata dal mercato, di non volere in alcuna maniera che i privati entrino nella gestione della salute pubblica; specie dopo l’abboffata di servizi e posti letto che hanno avuto in questi ultimi venticinque anni di tagli scriteriati. Eppure, in nome sempre del risparmio, dell’economicità, della razionalizzazione, a livello dei governi locali, continua l’attacco alla sanità pubblica. Nelle Marche l’ultimo esempio è quello della PDL 145/17 che apre a sperimentazioni gestionali, nonostante siano già previste da una legge nazionale, e che prolunga le eventuali sperimentazioni dai tre anni previsti, fino a cinque con proroga di un anno ulteriore. Il rischio di una invasione nella sanità pubblica da parte di soggetti privati di qualsiasi tipo è forte, lungo un percorso di discrezionalità dove l’interesse della salute sembra sfumare rispetto a quelli del profitto.

Il quadro che si prospetta a livello regionale non è bello. Nel tempo si sono chiusi i piccoli ospedali (13), nonostante sostenessero una risposta funzionale e vicina ai bisogni dei cittadini. Poi si sono accorpate le ASL nell’ASUR, per poi ridividere in Aree Vaste, con un proliferare degli incarichi da dirigente, che andava di pari passo con la diminuzione dei servizi e l’allungamento delle liste di attesa. In questo l’idea del CUP regionale ha mostrato il suo vero volto: quello di razionalizzare la destrutturazione della sanità per aprire ai privati. Può capitare di andare a decine di chilometri di distanza per un’ecografia o un semplice ECG, e per questo ridurre distanze e tempi facendo semplicemente ricorso alle prestazioni a pagamento: ambulatori privati e attività intramoenia hanno diviso i cittadini in chi può e in chi non può. E poi si viene sbattuti a chilometri di distanza mano a mano che si diventa malati acuti, cronici, lungodegenti, terminali, etc; magari dopo aver atteso molte ore in un Pronto Soccorso.

In tutto ciò, combattere la scellerata PDL 145/17 della Giunta Ceriscioli (che ha visto il governatore molto abilmente tenersi un assessorato chiave come quello alla sanità accampando ogni sorta di pretesto) diventa il punto di partenza per riprendere con forza un discorso di difesa della sanità pubblica, di controllo collettivo dei percorsi decisionali, di trasparenza delle scelte, di dire basta a qualsiasi taglio del welfare e ripartire dai bisogni dei singoli, delle famiglie e dei territori; e non ultimo di difesa anche dei diritti dei lavoratori. La salute, come l’istruzione, e il welfare in generale, non sono costi da tagliare, ma sono un investimento per il capitale umano di una società solidale e giusta, specie quando ogni apertura al mercato significa una riduzione dei diritti e delle libertà conquistate. E questo, va ricordato, accade alle porte del 25 aprile.

No alla privatizzazione della salute. No alla legge 145!

Assemblea per la Salute Pubblica – Jesi e Vallesina

fip. Via Pastrengo 2 – Jesi