L’attacco di Stati Uniti ed Israele all’Iran ha innescato un’escalation bellica che sta incendiando i paesi tra il Mediterraneo e il golfo persico. Una deflagrazione a livello globale appare sempre più vicina.
A Stati Uniti ed Israele non importa nulla delle aspirazioni di libertà costate trentamila morti e diecimila prigionieri politici a chi ha scelto di sfidare la Repubblica islamica. La posta in gioco per gli Stati Uniti è il controllo delle risorse e dello stretto di Hormuz, l’isolamento della Russia, la fine del commercio di idrocarburi con la Cina.
Israele prova a regolare i conti con Hezbollah, facendo leva sulle divisioni tra gli sciiti libanesi.
È un’operazione azzardata, specie se il governo israeliano non si accontenterà di controllare la striscia sino al fiume Litani, tentando un’operazione di terra più in profondità, che potrebbe essere molto impegnativa sul piano militare e foriera di nuove proteste ed iniziative disfattiste su quello interno. Netanyahu si muove sul filo del rasoio, con una mossa calcolata per arrivare con posizioni più forti alle elezioni. Il governo del Likud e dei suoi alleati dell’estrema destra religiosa, punta sull’espansione in Cisgiordania e sulla guerra per evitare una bocciatura alle urne, che decreterebbe la fine politica del premier e dell’attuale alleanza di governo. Tuttavia la carta del compattamento di fronte ad un nemico storico rischia di risultare logora specie se il conflitto non sarà breve: dal Nord del paese, colpito da una pioggia di missili, fuggono nuovamente a migliaia ed ll 30% della popolazione di Israele, quella più povera, non ha rifugi sicuri contro le bombe.
In Iran l’opposizione politica e sociale internazionalista, di classe e libertaria si oppone alla guerra. La guerra di Trump e Netanyahu non è combattuta in loro nome. Le bombe israeliane e statunitensi massacrano la popolazione civile mentre un regime sempre più sanguinario e feroce priva del cibo i prigionieri politici e li usa come scudi umani nelle basi militari.
E l’Italia? Da anni piattaforma logistica per la guerra in Ucraina e a Gaza, oggi ha un ruolo nevralgico nel supporto militare del conflitto con l’Iran. La fregata missilistica Martinengo è stata dislocata a Cipro, aiuti militari sono stati inviati ai paesi del Golfo.
Il governo nega di voler entrare in guerra, ma il nostro paese lo è già da anni, e le nostre tasche lo dimostrano facilmente:
i prezzi ad ogni angolo della nostra quotidianità sono alle stelle, la stretta securitaria lascia presagire necessarie contromisure di un paese che, come il resto d’Europa, si prepara a scenari bellici, ed infine le notizie e le informazioni, come da manuale, vengono costantemente distorte dai media, suggerendo posizioni politiche su cui polarizzarsi e polarizzare un dibattito politico che solo ogni tanto ormai si desta dalla follia del rincorrere i commenti social, per ridursi a parlare di quanto sia brutto e cattivo il “nemico”.
Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento.
Solo un’umanità internazionale potrà gettare le fondamenta di quel mondo di libere ed uguali che può porre fine alle guerre.
FAI – Federazione Anarchica Italiana
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle