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Osservatorio Incidenti sul lavoro – giugno/luglio 2017

In questo numero estivo dell’osservatorio gli infortuni non danno scampo ai lavoratori già devastati dalle condizioni di caldo che rendono ancor più insopportabile il lavoro nei capannoni, spesso mal costruiti per il ricircolo d’aria. Alle volte qualche sollievo arriva solo se i macchinari segnalano problemi di surriscaldamento non certo per il benessere umano di chi lavora. i dati che abbiamo raccolto se pur non esaustivi raccontano di 7 colpose morti questo bimestre di cui il caso di Fano alla Profilglass è eclatante: due incidenti mortali in tre mesi nella stessa azienda che anche se messa [speriamo] sotto controllo nel periodo seguente alla prima colposa morte di tre mesi fa, riesce di nuovo a rendersi colpevole di un altro “incidente” sul lavoro. Colpevole di aver strappato ai propri cari un altro operaio, forse questa volta è anche chi era addetto ai controlli sulla sicurezza.
Continuano sempre i padroni a restare impuniti, vengono scoperti alcuni per la produzione di marchi
contraffatti e vengono sequestrati milioni nel fermano, una altra azienda dell’abbigliamento viene scoperta in frode fiscale per 70milioni di euro. Come spesso accade queste
frodi portano o ad un nulla di fatto oppure alla drastica perdita del lavoro da parte dei lavoratori
allungando la lunga lista di posti persi nella regione che nell’edilizia è continua, nel 2016 sono
stati 1500 solo nelle Marche. Mentre sono 110 gli annunciati licenziamenti alla Bizzarri di Corinaldo per cessazione attività. Nei primi 5 mesi del 2017 sono 159 i soggetti sconosciuti al fisco che nelle Marche hanno evaso 62 milioni di euro, mentre sono 255 i lavoratori in nero scoperti sotto 41 padroni diversi

5 giugno – Fano – operaio di 49 anni muore schiacciato
sotto alcuni bancali alla profilglass
nel giro di tre mesi è il secondo incidente
mortale in questa azienda
17 giugno – Santelpidio a mare – dipendente di 45 anni
colpito alla testa e schiena mentre
ripara una serranda che gli cade addosso
elisoccorso in serie condizioni
-Senigallia – operaio cartongessista cade da
una scala rompendosi un polso e una costola
20 Giugno – Senigallia – muore per mesotelioma un altro
dipendente in pensione dei cantieri
navali di ancona
– Monte san vito – lavoratore cade da un camion
rifiuti riporta gravi traumi soccorso in codice
rosso
– Marina di montemarciano – scontro tra due
pescherecci, marittimo finisce in mare,
ripescato e portato in ospedale
21 Giugno – Acquaviva picena – Agricoltore muore
schiacciato dal trattore che si ribalta
-Montefortino – vigile del fuoco ferito da sciame
di api impaurite dal un incendio
23 Giugno – Civitanova – caduta da un impalcatura alta poco
più di due metri ma batte la testa elisoccorso
-Piandimeleto – camion esce di strada ferito il
conducente estratto dalle lamiere elisoccorso
2 Luglio – Castelplanio – operaio di 55 anni alla FIleni rimane
schiacciato sotto la porta della
cella frigorifera che gli cade addosso ferito non
grave ma elisoccorso
-Sassoferrato – operaio sepolto da un carico di
bancali che stava movimentando
elisoccorso in gravi condizioni
5 luglio – Pedaso- ferito addetto al mattatoio mentre
cercava di fermare un toro in fuga dalla struttura
6 luglio – Pesaro – operaio di 40 anni muore schiacciato
sotto il trattore che si ribalta
7 luglio – Urbino – operaio di 43 anni muore schiacciato da
un carico pesante in un cantiere edile
13 luglio – Arquata del Tronto – Operaio di 36 anni rimane
schiacciato tra due pannelli
modulari in legno elisoccorso in gravi condizioni
-Ancona – agricoltore cade dal trattore guidato da
un parente muore sul colpo
22 luglio – Sassocorvaro – agricoltore di 52 anni muore
schiacciato dal trattore
26 luglio – Osimo – operaio di 36 anni alla metalcastello
viene colpito alla testa e al braccio
mentre lavora ad una lamiera elisoccorso in gravi
condizioni
– Pesaro – operaio di 50 anni cade da 5 metri per il
cedimento del solaio, fortunatamente illeso
accusa un malore subito dopo.

Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” -Jesi

28 Gennaio, “Oro rosso”

voci e frammenti sul caporalato contemporaneo

“Non sapevano dove sarebbero andati , ma dovevano partire”

…e sarebbero sbarcati in un’ europa ben diversa da quella che si aspettavano, fatta di deportazioni o schiavismo nei campi, CIE e ghetti clandestini. Ma quelle che due ex-braccianti racconteranno sabato 28 Gennaio saranno storie di lavoratori, non soltanto di migranti.

Programma dell’iniziativa:

Dalle 17:30
– esperienze e testimonianze di due ex-braccianti che hanno lavorato e vissuto nel gran ghetto di Rignano (Foggia),

– “Oro rosso” mostra fotografica proiettata tratta dall’omoniomo progetto – documentario di Michela Frontino

– apericena a sottoscrizione per raccogliere qualche soldo in solidarietà ai braccianti che nell’ultimo incendio al ghetto hanno perso anche quell’unico riparo dove riposare dopo il lavoro nei campi

solidarietà antifascista









Nei momenti di crisi, di incertezza e di tensioni sociali (possibili o presenti) compare la violenza fascista, puntuale, distruttiva, provocatrice e che crea confusione. Utile a chi governa, utile a chi sfrutta. Nemica di ogni proletario.

L’antifascismo è solidale e militante, sa difendersi e far sentire le sue ragioni, sa estirpare la mala erba della società, sia essa in camicia nera o in doppio petto.

Sulla 194 non abbassiamo la VOCE

La sanità nella nostra regione sta conoscendo un arretramento dei servizi, dovuto alla riorganizzazione sanitaria calata dall’alto delle dirigenze sanitarie. Con la scusa della economicità dei servizi ed il loro miglioramento vengono depotenziate le strutture e soppressi i servizi socio/assistenziali. Nel territorio di riferimento della città di Jesi dove si continua a sospendere a causa di GRAVI,a questo punto, volute inadempienze dirigenziali ;, oppure un territorio dove si passa da uno dei due ospedali in regione,riconosciuto dal progetto OspedaleDonna promosso dall’osservatorio nazionale sulla salute della donna ad ESSERE ESCLUSO da questo riconoscimento per i servizi dati nel 2013 . Solo dopo una sollevazione di persone e associazioni che riuniti hanno fatto pressioni su chi dovrebbe, in teoria, sapere che servizi e che prestazioni da sul territorio di riferimento il sevizio pubblico sanitario; si è arrivati ad una soluzione tampone (già ad oggi disattesa..e) di un medico non Obbiettore che raggiunge l’ospedale Jesino da Fabriano. Non può essere la soluzione in una regione unica in Italia a non acquistare la RU486 da 3 anni impedendo di fatto questa scelta di IGV meno invasiva e meno impattante psicologicamente alle donne. Alla luce dei peggioramenti in corso, come la Soppressionedel servizio di Mediazione Culturale (che comprende la traduzione) al Consultorio Pubblico di Jesi da Gennaio. Ricordando, al nostro caro dirigente sanitario Mezzolani (che nemmeno si degna di riceve le 4000 firme raccolte dal collettivo VIA LIBERA 194) che le fasce di rischio, o se vogliamo le persone a cui sono più utili i servizi pubblici cioè quelle che non si possono permettere i servizi privati ( che in quanto interruzione di gravidanza non mancano), sono in aumento. La Costante emorragia di posti di lavoro nella vallesina (2000 in meno in un anno) e non solo, genera il dissanguamento della richiesta di servizi sanitari (meno 11% dati ISTAT) dovuti gran parte alle liste di attesa nel pubblico e agli alti costi del conseguente privato che fiorisce, con la politica imposta dalla gestione sanitaria regionale.SI INTENDE INTERVENIRE TEMPESTIVAMENTE ? COME?
prima che una partoriente in fin di vita si presenti ad un pronto soccorso di per se intasato, ricordando che un interruzione id gravidanza clandestina con internet o peggio può costare sui 50 euro, MA PUO COSTARE 2 VITE.
­Ci chiediamo come una donna con problemi di lavoro, e quindi di denaro, magari in famiglia e con già altri figli possa avvicinarsi ai servizi, che siano essi di interruzione di gravidanza, servizi contro la violenza o ad un qualsiasi altro che possa essere utile come fascia a rischio se consideriamo anche le difficoltà culturali e linguistiche. In questo scenario di sanità, che pensa al dispiegamento di potere nei territori, a chiudere ospedali funzionati o a farli diventare non si sa ancora con quale utilità “case della salute”. Noi ricordiamo che non si può rimanere in silenzio, bisogna alzare la voce, muovere un dibattito e scendere nelle piazze, incontrarsi perché la rete che si è creata dopo lo scempio sulla 194 nel nostro ospedale ha portato i suoi frutti, che non sono ancora maturi, la forza di una rete di solidarietà è data da quanti più nodi riesce a legare, legare vite, esperienze e difficoltà. Per evitare che solo la voce di chi decide dall’alto possa essere sentita. Perché dal basso oltre alla protesta può e deve nascere progettualità, frutto delle crescenti difficoltà sociali che si riscontrano nella vita di tutti noi e non nelle carte di riordino economico delle nostre vite di pochi burocrati sanitari .

Centro Studi Libertari Luigi Fabbri – Jesi
FAI – Federazione Anarchica Italiana
gruppo “Michele Bakunin” – Jesi 
gruppo “Francisco Ferrer! – Chiaravalle